RAMPIN MATTEO.
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LA PSICOTERAPIA COME UN ROMANZO.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La morte alle cinque, L'artista maledetto, La sterminatrice di psichiatri: questi sono alcuni
titoli dei casi descritti  o forse sarebbe meglio dire narrati  in questo libro, grazie al quale
apprendiamo delle sorprendenti similitudini tra la professione dello psicoterapeuta e quella
dell'investigatore.
La dinamica nascosta di alcuni problemi psicologici pu essere smascherata seguendo gli
schemi d'indagine resi famosi dalla letteratura poliziesca: analisi della scena del crimine, ricerca degli
indizi, individuazione della logica anomala del delitto, analisi psicologica delle motivazioni, gli
interrogatori con tecniche comunicative particolari... fino a scoprire il colpevole. Il terapeuta,
proprio come l'investigatore, conduce un'inchiesta e trae le conclusioni. Dieci casi reali, dieci
appassionanti indagini risolte con le astuzie, gli stratagemmi, le mosse a sorpresa dei pi celebri
detective della letteratura: Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Phil Marlowe, il tenente Colombo.
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L'Autore.
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Matteo Rampin, medico, psichiatra e psicoterapeuta,  autore di una ventina di libri pubblicati
in Italia e all'estero.  consulente personale di atleti, allenatori, manager e artisti di livello
internazionale. Il suo approccio al miglioramento e al cambiamento si basa sull'applicazione delle
neuroscienze a procedure non convenzionali di Problem solving.
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Ai miei genitori
Ogni terapeuta  un investigatore.
Ogni terapia riuscita  un'indagine
condotta con esito positivo .
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CLOE MADANES, Storie di psicoterapia.
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Premessa.
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Qual  il problema che vi ha portati fin qui?Prima seduta: mossa di apertura
L'incontro con la Terapia Breve Strategica ha rappresentato per me la soluzione di un problema
personale: come riuscire a seguire la vocazione a curare la sofferenza mentale senza trasformarmi in un
distributore di farmaci e senza avventurarmi in misteriose quanto interminabili analisi del profondo.
L'ipotesi che mi affascin quando mi imbattei in questo modello di cura della sofferenza
psicologica era che le cosiddette malattie mentali non fossero altro che problemi: situazioni
paragonabili ai problemi scacchistici o ai problemi di strategia militare. Incuriosito dall'equazione
psicopatologie = problemi logici
iniziai a sperimentare come tale cambiamento di prospettiva spalancasse nuovi e impensati
orizzonti teorici e pratici. Mi parve naturale, in seguito, paragonare la ricerca della soluzione dei casi
clinici alla ricerca della soluzione degli enigmi polizieschi: un paragone dal quale  nato questo libro.
Trattare in un modo cos bizzarro problemi drammatici come quelli psicologici non  solo un
modo per facilitare la lettura della perturbante materia costituita dalla sofferenza mentale:  innegabile,
infatti, che nella prospettiva della Terapia Strategica le analogie tra la soluzione dei casi psicopatologici
e la soluzione dei casi polizieschi siano assai numerose.
Il processo che porta al cambiamento terapeutico  del tutto sovrapponibile a quello che porta
alla soluzione di un giallo. Esso inizia con una fase di indagine e di raccolta degli indizi pi sfumati.
Questi sono poi collocati in una prospettiva inusuale, diversa da quella evidente a una prima analisi:
operazione che richiede l'abbandono delle premesse fondate sulla logica ordinaria e sul buon senso, e
che equivale a mettersi nei panni dell'autore di un delitto che occulta la verit sotto una verit
diversa da quella apparente. Segue poi un'analisi psicologica delle motivazioni del comportamento
umano, che corrisponde alla ricerca del movente nell'indagine poliziesca.  inoltre fondamentale l'uso
di tecniche comunicative particolari finalizzate a fare emergere prospettive alternative, cos come
avviene nell'interrogatorio dei testimoni e degli indiziati. Infine si ha la costruzione di veri e propri
trabocchetti per aiutare il paziente a uscire dalla sua personale trappola  il che corrisponde, nei
gialli, a costringere il sospettato a uscire allo scoperto. Sotteso a tutti i passi precedenti vi  l'uso della
logica strategica e paradossale, strumento di soluzione di molti problemi psicologici come la
matematica lo  nel caso dei problemi di fisica.
 superfluo dire che i casi qui illustrati sono stati scelti tra quelli portati a termine nella maniera
pi felice, ed  per questo che essi appaiono veloci ed eleganti:  ovvio che nella casistica di ogni
terapeuta ne esistono molti altri risolti solo parzialmente o in tempi lunghi, o non risolti affatto. Credo
per doveroso dichiarare che nella mia esperienza l'approccio strategico permette, pi di altri, di
applicare alla cura dei disturbi mentali quella combinazione di rigore e creativit che  necessaria
quando si lavora con il comportamento umano, e che  la strada verso il cambiamento in tempi rapidi.
 mia convinzione che l'approccio strategico alla Terapia Breve incrementi l'efficacia e
l'efficienza del lavoro complesso e sempre nuovo di chi si propone di ridurre la sofferenza
psicologica.1
Introduzione facoltativa: dei problemi e delle loro soluzioni
Troveremo una via, oppure la creeremo.attribuito ad ANNIBALE
Si possono classificare i problemi facendo riferimento alle informazioni disponibili per
risolverli.
Se si possiedono tutte le informazioni, nonch le istruzioni su come utilizzarle, il problema
assomiglia a una procedura di calcolo, o a un crittogramma, la scrittura cifrata usata nello spionaggio
fin dall'antichit.2 Se si hanno tutti i dati ma mancano le istruzioni su come usarli (o se ci sono leggi
generali dalle quali devono essere ricavate le istruzioni per il caso particolare) il problema 
paragonabile ai problemi di matematica che popolano gli incubi di molti di noi. Gli esercizi di armonia
musicale (in cui si devono trovare accordi di suoni rispettando leggi e regole molto restrittive) sono
situazioni simili, ma sono costretti da meno vincoli e richiedono pi creativit. Se le istruzioni mancano
e i dati devono essere scoperti a partire da una massa di informazioni fuorviante o confusa (o che
sembra tale), il caso ricorda un problema enigmistico. Simili a enigmi sono anche le misteriose
istruzioni fornite dai compositori antichi agli esecutori dei Canoni: musiche molto complesse, spesso
scritte non in partiture complete ma sotto forma di poche note che costituivano una sorta di cellula
germinale o di indizio che permetteva di eseguire l'intera composizione solo se si era in possesso
dell'appropriata chiave. Questa, a sua volta, era generalmente fornita sotto forma di motto o di
indovinello (canoni enigmatici).
Volendo classificare i problemi dal punto di vista della loro soluzione, una categoria generale di
soluzione  quella della Ristrutturazione, che  il cambiamento del significato attribuito a una data
realt. Esistono infatti almeno due livelli di realt: quello che riguarda le propriet fisiche degli oggetti
che ci circondano, e quello del significato che attribuiamo a tali oggetti. Cambiare la realt del primo
tipo  sempre arduo e a volte impossibile, ma modificare il nostro modo di vederla pu produrre
risultati altrettanto concreti e reali. La Ristrutturazione va applicata all'impostazione del problema,
ossia alle premesse. Infatti i dati di cui disponiamo per impostare il problema non sono mai univoci, per
cui  sempre possibile immaginare un significato diverso da quello originario. Esistono vari tipi di
Ristrutturazione: essa pu risultare dalla modificazione dell'interpunzione della sequenza dei fatti, dalla
modificazione della successione temporale delle sequenze di comportamenti, dalla modificazione del
contesto nel quale i fatti si svolgono, dalla modificazione del significato di un elemento compreso nella
definizione del problema, dall'aggiunta di qualche elemento non presente nella definizione del
problema, dalla sottrazione di qualche elemento.
Si possono classificare i problemi usando anche altri criteri: il numero di soluzioni (se il
problema ammette una sola soluzione si tratta di un problema matematico), la relazione tra gli agenti
interessati (se prevede agenti contrapposti riguarda i problemi tipici della Teoria dei Giochi: scacchi,
strategia militare, spionaggio, diplomazia), la materia trattata (se il problema si impernia attorno a un
delitto, appartiene alla categoria del racconto poliziesco).
La tesi di questo libro  che i problemi della psicoterapia, quando osservati dalla prospettiva
della Terapia Strategica, presentino analogie con quelli polizieschi. Se un oscuro rapporto lega la
letteratura gialla e la medicina (De Cataldo, Pomes, 1992), ci  vero soprattutto nel caso della
medicina della mente: esistono infatti numerosi punti di contatto tra i problemi psicopatologici e i
problemi presentati dalla scena di un crimine.
Il sintomo psicologico (o problema da risolvere) esibisce alcuni elementi tipici del delitto.
Entrambi sono realt diverse da quelle desiderate dalle persone coinvolte. Esse causano sofferenza.
Sono perturbazioni di un precedente equilibrio che era pi funzionale perch non produceva sofferenza
o ne produceva meno. Nonostante questa sofferenza, cos come l'enigma poliziesco  difficile da
svelare, il sintomo  difficile da modificare, e ci deriva proprio dal fatto che esso  comunque una
condizione di equilibrio. Cos come nel romanzo giallo i tentativi di svelare il mistero vengono
ripetutamente frustrati, nel caso del sintomo i ripetuti tentativi messi in atto dal paziente e dai famigliari
per modificare la situazione falliscono inesorabilmente.
All'enigma del giallo (Qual  la verit nascosta sotto le apparenze?, o Come far a salvarsi
l'eroe in pericolo?) corrisponde in terapia la domanda: Che cosa porter al cambiamento
dell'equilibrio patologico e al raggiungimento di un equilibrio pi funzionale?
La soluzione dell'enigma, sia nel racconto poliziesco che in un caso psicopatologico risolto in
poche mosse,  sorprendente, perch non appare esplicitamente nelle premesse iniziali (ne costituisce,
anzi, una sorta di violazione). Al tempo stesso, la soluzione non poggia su elementi impossibili
(ossia incompatibili con le premesse oppure inaccessibili al terapeuta). Peraltro, la soluzione del caso in
Terapia Strategica non coincide con l'acquisizione di una verit sul mondo interiore del paziente, n
con un'autoconoscenza o una illuminazione del paziente circa le origini remote del suo stato di
sofferenza: la verit in Terapia Strategica consiste nella formulazione della soluzione pi
adeguata, ossia quella che induca un cambiamento concreto, non produca incremento di sofferenza,
sia moralmente corretta e richieda poco tempo per essere attuata.
Le premesse dalle quali partono il terapeuta e il lettore di un giallo seguono regole razionali,
logiche, tipiche del senso comune; non sono assurde, irrazionali o illogiche. Tuttavia sono depistanti. In
terapia le modalit di depistaggio sono numerose: il problema pu non esistere affatto, oppure esisteva
in precedenza ma ora ne esiste solo la percezione illusoria (il timore, o il ricordo); oppure il problema
non risiede nel paziente, ma in altri elementi del suo sistema relazionale (fino a essere presente in tutti
gli elementi, compreso  o meno  il paziente). Ancora, il problema pu risiedere nel terapeuta, oppure
il problema pi evidente ne maschera un altro, invisibile ma pi severo o pi pericoloso. Spesso il
problema risiede nei tentativi che vengono messi in atto per correggerlo o risolverlo. Altre volte i dati a
disposizione per analizzare il problema non sono sufficienti perch sono occultati, oppure sono
fuorvianti perch la percezione del terapeuta pone dei vincoli.
Esaminando la struttura del racconto poliziesco si noter che oltre a un delitto esistono anche un
colpevole (non necessariamente consapevole, non necessariamente umano, e che non agisce
necessariamente da solo), una situazione di antagonismo o conflitto tra colpevole e investigatore, un
detective. Quest'ultimo pu scoprire il delitto dopo che  avvenuto (romanzo-enigma), impedire che il
delitto abbia luogo (romanzo di suspense) o entrambe le cose (romanzo noir). Ritroviamo i medesimi
elementi strutturali anche in terapia. La relazione tra paziente e terapeuta  all'insegna
dell'antagonismo. Come l'autore del delitto, non sempre il paziente  consapevole di essere l'agente
della sofferenza (anzi non lo  quasi mai); inoltre l'agente non sempre  una persona (pu consistere in
una relazione, in una rete di relazioni, in una situazione complessa), n  necessariamente identificabile
come uno solo degli elementi del sistema. Il terapeuta (elemento esterno al sistema perturbato dalla
sofferenza, come il detective) nel corso della sua indagine pu formulare l'ipotesi di un diverso
equilibrio cui puntare, o impedire che la crisi attuale ingeneri ulteriore sofferenza o ne induca il
cronicizzarsi; il tutto, spesso, in un contesto di lotta contro il tempo.
Nelle pagine seguenti saranno esposti alcuni resoconti di casi clinici reali, tutti (a eccezione del
primo) trattati secondo il modello Evoluto della Terapia Breve Strategica. Ciascun racconto  seguito
da un breve commento di tipo tecnico, che intende svelare i segreti delle soluzioni di volta in volta
messe in atto dai terapeuti.
Il primo racconto  l'unico che non ha a che fare direttamente con la prospettiva terapeutica
strategica, ed  stato scelto proprio per illustrare le differenze tra l'approccio ordinario alla sofferenza
mentale e quello apparentemente bizzarro (e ancora oggi considerato anticonvenzionale) della Terapia
Strategica.
Il secondo racconto offre l'opportunit di puntualizzare molti degli elementi alla base della
Terapia Strategica: la contrapposizione tra logiche ordinarie e non ordinarie, l'importanza dell'astuzia e
dello stratagemma, l'uso di alcune particolari tecniche comunicative e altro ancora.
Il terzo si sofferma sul concetto di trasmissibilit di questo modello terapeutico, dimostrando
come esso sia applicabile non appena si sia disposti a rinunciare alle premesse pi o meno rigide che
vincolano l'operato di ogni terapeuta.
Il quarto caso approfondisce il tema dell'approccio indiretto alla soluzione dei problemi. Nel
quinto racconto viene esposta una soluzione apparentemente impossibile di un caso di grave fobia
ossessiva.
I casi successivi illustrano diversi aspetti che caratterizzano il modello Breve Evoluto, con
l'eccezione del settimo (che  un esempio di soluzione non escogitata da un terapeuta professionista) e
dell'ultimo (un caso assolutamente paradossale, la cui soluzione dimostra l'inesauribile variet dei
fenomeni riguardanti la natura umana, nella quale l'assurdo  sempre in agguato ed  in grado di
sconvolgere qualsiasi previsione e categorizzazione).
Sono state prese tutte le precauzioni per rendere anonime le esposizioni dei casi. Tutte le
persone interessate hanno fornito il loro consenso alla pubblicazione di questo materiale.
La morte alle cinque
Quegli artefici che si esercitano nelle opere minute, e che sono soliti rivolgere attentamente l'acutezza
degli occhi ai punti singoli, acquistano dall'uso
la capacit di distinguere perfettamente ogni cosa
per quanto piccola e sottile.CARTESIO, Diottrica
La storia dell'isteria coincide con la storia della neuropsichiatria moderna tossicchi il
professor Strembesi, sbuffando una nube di fumo azzurrino dalla pipa di radica.
Eravamo un gruppo di studenti del quinto anno di Medicina, radunati nella corsia della clinica
neurologica.
Durante la Prima guerra mondiale prosegu il professore, mordicchiando il cannello della
pipa sotto i baffi bianchi, al momento di andare all'assalto molti soldati non uscivano dalle trincee,
colti da un'improvvisa paralisi. Ma non tutti venivano deferiti alla corte marziale. Per loro fortuna
l'isteria era una malattia mentale oramai nota a tutti i medici, persino ai medici militari. Babinski, un
neurologo, scopr il segno rivelatore che permetteva di distinguere una paralisi dovuta a lesione dei
centri nervosi da una paralisi isterica  ossia una paralisi puramente psichica, senza cause organiche.
Entrammo nella stanza. Questo paziente arriva dall'ospedale militare... disse il professore
indicandoci un giovane dai capelli rasati che sfogliava una rivista di pin-up, ... come forse avrete gi
intuito prosegu sornione, accennando al cappello da alpino che troneggiava marziale sul comodino.
E ora, il segno di Babinski.
L'alpino, vagamente allarmato dalla nostra curiosa aspettativa, si rassegn a prestarsi da
modello sperimentale per la lezione. Il professor Strembesi afferr la caviglia del soldato, e con la
punta di una chiave inizi a strisciare la pianta del piede, partendo dal tallone e risalendo lungo il
margine esterno. Osservate, prego, le dita del piede.
Sette paia di occhi videro l'alluce flettersi in avanti, seguito rapidamente dalle altre dita, mentre
l'intera pianta del piede si contorceva guizzando in un rapido sussulto.
Questo  il comportamento di un piede in assenza di lesioni nervose centrali.  detto riflesso
plantare in flessione', impropriamente Babinski negativo'. Ora, se volete seguirmi, vi mostrer un
Babinski positivo'.
Ci scostammo dal letto seguiti dallo sguardo sollevato del militare, che prese subito a scrutare le
parti anatomiche pi mobili di un'allieva infermiera che seguiva il gruppo.
Chi se la sente di provare a indovinare in che cosa consister il segno di Babinski positivo?
chiese il clinico. Nessuno rispose. Il vostro entusiasmo mi onora borbott.
Signor Zelig, come va oggi? chiese rivolto a un signore ottuagenario affetto da paralisi del
lato destro del corpo, ottenendo una risposta male articolata.
Il professore ripet la stessa manovra con la chiave sull'anziano: questa volta l'alluce, anzich
piegarsi in avanti, si flett all'indietro, subito seguito dalle altre dita.
Segno di Babinski positivo. Indica una lesione delle vie nervose. L'isteria mima una malattia
neurologica, ne  solo l'imitazione, anche se del tutto involontaria. Pu trattarsi di una cecit, di una
paralisi, di un'anestesia, o di una crisi convulsiva. A volte l'imitazione  quasi perfetta. Prima dei raggi
X, differenziare i quadri dovuti a cause organiche da quelli di origine puramente psichica era molto
difficile. Il segno di Babinski permise di individuare con certezza le forme isteriche. Naturalmente, i
medici militari dovettero poi fare i conti con il compito, molto pi arduo, di differenziare un'isteria da
una simulazione.
Noi studenti ci guardavamo con la consueta ottusit. Il professore si volt bruscamente a
scrutarci con i piccoli occhi neri e lucidi. Qualche domanda? La richiesta ottenne il riflesso
condizionato noto come fenomeno saracinesca, ossia l'abbassamento simultaneo di tutte le palpebre
e l'orientamento degli sguardi verso ipotetici oggetti degni di studio sul pavimento.
Bene, bene. Come immaginavo. Ci vediamo dopodomani in aula. Gli allievi interni invece si
fermino, c' un nuovo paziente molto interessante.
Il professor Strembesi era diventato, suo malgrado, l'idolo di un'intera generazione di aspiranti
neurologi quando aveva individuato, solamente con l'osservazione del comportamento umano, la causa
di una misteriosa malattia dei nervi periferici che aveva colpito una signora: insospettitosi per
l'eccessiva premura manifestata dal marito della paziente, aveva richiesto al laboratorio della clinica
una ricerca tossicologica sul sangue della donna. Il verdetto era stato: arsenico. La signora stava
morendo, avvelenata senza fretta dal premuroso consorte.
Per il brivido che il ricordo di questo episodio immancabilmente suscitava, e per la simpatia che
riscuotevano i ruvidi modi da montanaro di Strembesi, nessuno tra noi allievi interni protest quando ci
fu chiesto di fermarci oltre l'orario consueto.
Dopo pochi minuti ci radunammo davanti alla stanza numero tre del reparto femminile. Dei due
letti della stanza uno era vuoto; nell'altro sedeva una signora di circa settant'anni dal portamento
aristocratico, assistita da una deferente cameriera di colore. Arriv il professor Strembesi, ed entr.
La signora smise di sorbire il t fumante, depose accuratamente la tazza di porcellana
preziosamente dipinta, si assest la vestaglia rosa di seta e con grazia abbass sul petto gli occhiali.
Buon pomeriggio, professore salut compita.
Cara signora! rispose Strembesi, mentre noi entravamo silenziosi e reverenti. I nostri sensi
erano allertati: sapevamo che da l a poco il professore ci avrebbe chiesto conto di tutti gli indizi e i
minimi particolari che avessimo osservato, e pi ancora di quelli che per disgrazia ci fossero sfuggiti.
Come va oggi, signora? il professore le prese con delicatezza la mano destra.
Ci disponemmo silenziosamente a semicerchio: l'istintiva posizione degli studenti di Medicina,
che perpetua l'imprinting dell'anfiteatro della sala di dissezione.
Continuando a parlare cordialmente con la paziente, il medico ne saggiava delicatamente il tono
muscolare, la forza, la sensibilit; estrasse il suo corto martelletto dalla gomma consunta, percosse il
radio e l'ulna, il tendine del bicipite e quello del tricipite. Cav di tasca un grande diapason, ne fece
vibrare i rebbi e appoggi la punta dell'asta sul polso e poi sul gomito, chiedendo alla signora di
segnalargli l'estinguersi della vibrazione. Poi le esamin gli occhi, abbassandole le palpebre inferiori, e
le gengive. Sono pallide, non  vero? chiese la paziente.
Il pallore delle nobildonne veneziane rispose il professore.
Professore, lei mi adula...
 un vecchio vizio sorrise lui, salutandola. Poi usc, seguito dal nostro deferente gruppetto.
Legga l'anamnesi intim ruvidamente Strembesi all'allieva interna pi giovane, che era al
suo primo giorno di frequenza.
Tutta? azzard la sventurata, e un fremito di terrore si propag nel gruppo degli interni.
Che cosa vuole leggerne, solo una parte? Allora perch le scriviamo, le anamnesi: per fare
esercizio di bella scrittura? L'anamnesi pu nascondere la chiave per la soluzione, la soluzione del
caso! L'anamnesi e l'esame fisico del paziente: essi contengono tutte le informazioni che ci servono! O
credete che le avrete dal laboratorio? Dalla TAC? Per chiedere le cose giuste al laboratorio e al
radiologo, dovrete sapere voi che cosa state cercando! Non si va alla cieca; non si va da nessuna parte.
Gli occhi della giovane studentessa erano lucidi, mentre quelli del professore continuavano a
dardeggiare attorno, fulminei. La ragazza non osava respirare.
Adesso, legga. Quella si riprese, e sommessamente inizi.
Genitori morti in tarda et per senectus. Figlia unica. Non malattie ereditarie nei famigliari.
Nata a termine da parto eutocico. Primi atti fisiologici e sviluppo nella norma. Scolarit: liceo classico,
poi Accademia di Belle Arti. Non si  mai sposata, non ha avuto gravidanze. Nessuna malattia di
rilievo. Ha amministrato le propriet di famiglia. Vive con due domestiche, in una grande casa salubre.
Non ha animali. Non alcool, fuma una sigaretta al mentolo al d, da quando aveva vent'anni. Un caff
non corretto al mattino, un t al limone nel pomeriggio.
Mmm, vada avanti.
Da un anno ha cominciato ad avvertire sensazioni strane alle mani: formicolii, intorpidimento,
impaccio motorio. Ha iniziato a lasciar cadere inavvertitamente le cose a terra. La forza prensile 
diminuita. Ultimamente le mani sono diventate ancora pi deboli, fa fatica a scrivere e a reggere pesi
anche minimi. Da due mesi anche a carico degli arti inferiori ha notato disturbi della sensibilit e deficit
di forza. Viene ricoverata per gli accertamenti del caso dal dottor Crani, neurologo.
La ragazza era visibilmente contenta di avere portato a termine il suo compito.
Bene. Qualcuno ha domande?
Silenzio.
Abbiamo qui un caso molto interessante. Anche un asino direbbe che questa signora presenta,
apparentemente, una paralisi dei nervi periferici. Per non vi  alcun elemento a sostegno dell'esistenza
delle pi probabili cause di paralisi periferica: la paziente non  alcolista, non  diabetica, la risonanza
magnetica cerebrale e midollare sono normali, il liquido cefalorachidiano  normale. Il medico di base
l'ha ricoverata in una clinica privata, dove tutti gli accertamenti sono risultati negativi. Un consulente
della clinica ha riscontrato nella paziente indifferenza ai sintomi e tratti di personalit un po'
stravaganti: l'eccessiva ricercatezza nel vestire, la compitezza che sfuma nella sostenutezza affettata,
una storia personale contraddistinta da povert di investimenti affettivi. Che cosa vi ricorda tutto
questo?
L'isteria rispose il pi anziano degli interni.
Molto bene. L'isteria: una perfetta imitazione di un sintomo neurologico, che secondo Freud
serve a preservare la psiche dell'individuo da una maggiore sofferenza emotiva. Il sintomo isterico 
l'espressione simbolica di un conflitto tra pulsioni sessuali o aggressive e censure inconsce che non
permettono a queste pulsioni di esprimersi. Il sintomo non ha una base fisica, la persona appare
piuttosto indifferente a esso. Che ve ne pare? Coincide con il nostro caso?
Tutti concordammo.
Molto bene. Mi compiaccio con voi.  la stessa conclusione alla quale  giunto lo psichiatra
della clinica privata.
Ci rilassammo, soddisfatti. Mentre il professore si riaccendeva la pipa, iniziammo a parlottare
sottovoce tra noi di quello che avremmo fatto quella sera. Poi il professore estrasse una busta gialla
dalla cartella.
Ma c' ancora qualcosa disse, aprendo la busta ed estraendone un foglio piegato. Rialzammo
tutti lo sguardo, rientrando frettolosamente nella realt.
Ho qui con me un esame di laboratorio che ho richiesto qualche giorno fa soffi una lenta
nube grigia. Poi riprese: L'isteria non  una malattia mortale, giusto? gir lo sguardo attorno,
lentamente. Si sparse un palpabile allarme.
Gi, gi. Di isteria non si muore... ma della malattia della nostra paziente, s. E si muore
soprattutto se nessuno si accorge che c'. Il tono era cupo.
Anzi, perch sappiate tutta intera la verit, vi dico che se non interveniamo subito, la morte
interverr al posto nostro, e tra breve tempo.
Un silenzio tombale aveva preso il posto delle furtive voci di pochi istanti prima. Il neon
ronzava.
Vi dico quello che succeder tra poche settimane. La paziente inizier a lamentare violente
crisi di dolore addominale. Diverr gravemente anemica. Le gengive e forse anche le mucose
congiuntivali sanguineranno. I reni inizieranno a non funzionare pi. Perder la memoria, e i
movimenti si faranno scoordinati. La pressione arteriosa aumenter. Infine, la sofferenza del cervello e
dei reni e l'anemia porteranno a morte la paziente.
Stavamo aspettando, inerti e sbigottiti da quell'improvviso colpo di scena.
Ora, quanto avete visto e quanto avete sentito vi basta per risolvere il caso. Sbuffo di fumo;
sospiro. Ma se non ne verrete a capo, la morte lo risolver al posto vostro. Che cosa ne pensate?
Nessuno osava prendere l'iniziativa. Gli occhi del professore passarono in rassegna gli occhi di
ciascuno di noi.
Ricapitoliamo. Paralisi periferica. Nessuna malattia cerebrale. Nessuna malattia organica
evidenziabile. Nessun vizio, nessuno strapazzo, una vita regolare, metodica: al massimo un caff, un t
al limone, una sigaretta al mentolo. Cos da cinquant'anni ribad ancora una volta.
L'aroma del tabacco si era oramai diffuso nella stanza. Qualcuno tossicchi.
Il docente incalz: Dolori addominali... anemia... non vi ricorda niente?
Potrebbe essere un problema gastroenterologico? chiese una studentessa audace o
irresponsabile.
Alimentare, mia cara... direi, piuttosto, alimentare.
La ridda delle ipotesi si scaten: Anemia da carenza di ferro? Disfunzione
dell'assorbimento? Malattia intestinale cronica? Dieta incongrua? Anoressia?
Vedo che siete usciti dalla trappola dell'isteria per entrare dritti e filati in un'altra. Quando vi
dico che dovete osservare, intendo dire proprio questo: dovete osservare quello che succede davanti ai
vostri occhi. Lei apostrof l'interno pi anziano, mi descriva che cosa ha visto entrando nella stanza.
Che cosa l'ha colpita?
Non saprei, direi l'abbigliamento della paziente... cos aristocratico...
Per la precisione, e poi?
Sembrava che si fosse portata tutta la sua camera da letto in ospedale... specchiera,
scendiletto, posate...
Andiamo avanti. Che cosa stava facendo la signora, quando siamo entrati?
Stava bevendo.
Erano le cinque, l'ora del giro visite'. Qualcuno ha notato che cosa stava bevendo? Andiamo,
erano le cinque, vi ho detto!
Il t.
Precisamente.
Il professore lasci cadere un voluto silenzio.
Ripassavamo mentalmente quello che il t poteva dirci, ma stentavamo a trovare qualche
ricordo degno di nota: un caso di scorbuto descritto dal docente di Patologia medica in una vecchietta
che per anni si era nutrita di soli t e biscotti... parkinsonismi da pesticidi nelle coltivazioni... eccesso
di zucchero... Nulla pareva adattarsi al caso.
T al limone... e allora?
Le rassegne si spostarono sul limone, ma non con maggiore fortuna. Ulcera gastrica da acido?
Erano ipotesi ridicole. Dove ci stava portando il professore?
Abbiamo detto che la signora si porta tutto da casa. Quindi, anche...?
Il t disse uno di noi.
Il limone! esclam un altro.
Il professore avvamp, paonazzo: S, e lo zucchero! Macch t! Macch limone! Che
cos'altro? Aprite gli occhi!
Aprimmo gli occhi ma solo per guardare il pavimento.
Strembesi sospir. La tazzina. La tazzina d'antiquariato, signori. Dipinta a mano: bei colori,
variopinti, un bel colore blu. Un t al limone ogni pomeriggio, alle cinque. Ogni giorno, per mesi, per
anni... per decenni. Il limone intacca la vernice, e cos questa cede, giorno dopo giorno, anno dopo
anno, gli elementi di cui  composta.
Parlando, aveva aperto il foglio tratto dalla busta, e lo aveva dispiegato davanti ai nostri occhi.
Piombo. Questo  il risultato delle analisi di laboratorio. Questa signora sta morendo di
avvelenamento cronico da piombo.
Rimanemmo attoniti.
Ma per fortuna ce ne siamo accorti.
Il professore stette a meditare un minuto. Poi si alz faticosamente, e si guard attorno: Chi
vuole venire con me? Dobbiamo dire due cosette alla nostra paziente. S, proprio come nella
barzelletta, dobbiamo darle due notizie: una bella e una brutta. Quella brutta...  che dovr cambiare il
servizio da t.
L'arcaico istinto del cacciatore:
la pista, le tracce e la deduzione logica
Non esiste ramo della scienza investigativa
tanto importante e tanto trascurato
quanto l'arte di riconoscere le orme.SHERLOCK HOLMES, Uno studio in rosso
L'indagine poliziesca spinge al limite delle possibilit umane l'osservazione dei fenomeni e la
decifrazione degli indizi sparsi nel caotico fluire della realt. Sherlock Holmes  il simbolo pi celebre
dell'arte di osservare, nel processo di ricerca della verit, i dettagli apparentemente pi insignificanti.
Come l'investigatore, lo scienziato o l'avvocato, cos anche il medico  stato definito un
ricercatore della verit (Barton Bowyers, 1991): anch'egli deve districarsi tra le informazioni raccolte
con l'osservazione, scartare quelle inutili o depistanti e inserire le rimanenti in un contesto che
conferisca loro un senso.
A sua volta il lavoro di ricerca delle tracce  stato paragonato (Reuter, 1998) all'attivit del
segugio o del cacciatore sulla pista. Il tema della caccia  dunque il motivo sotterraneo che percorre
tutta la letteratura poliziesca e le dona un sapore universale e mitico, essendo questo tema depositato
nella memoria arcaica dell'umanit.
La capacit di rilevare gli indizi minimi e i segni pi impercettibili e sfumati  sempre stata
un segno distintivo dei grandi medici: figure leggendarie come Douglas, che gi fuori dalla stanza
diagnosticava alcune malattie ginecologiche giovandosi unicamente di informazioni acustiche, o Murri,
che diagnosticava le malattie con il naso, precorrendo le (ig)nobili gesta dell'antropofago Hannibal
Lecter del Silenzio degli innocenti (185):
(L'agente Starling)  Crede che sia uno schizoide catatonico?(Il dottor Lecter)  S. Sente l'odore
del suo sudore? (...)  acido trans-3-metil-2-exenoico. Lo ricorder:  l'odore della schizofrenia.
Come un grande diagnosta, Sherlock Holmes capta i dettagli pi sfuggenti e li inserisce in un
processo raziocinante regressivo che conduce alla verit. Ecco come, in Uno scandalo in Boemia,
l'investigatore londinese affronta un uomo entrato nel suo studio con la parte superiore del viso coperta
fino agli zigomi da una maschera nera.
Accomodatevi, prego disse Holmes. Questo  il mio amico e collega, dottor Watson, che
occasionalmente ha la cortesia di aiutarmi nei miei casi. Con chi ho l'onore di parlare?Potete
chiamarmi conte von Kramm, un nobile Boemo. Confido che questo gentiluomo, vostro amico, sia
uomo onorevole e discreto, del quale possa fidarmi in una questione di importanza estrema. Altrimenti,
preferirei molto conferire con voi da solo.Mi alzai per andarmene, ma Holmes mi afferr per il polso
spingendomi di nuovo nella poltrona. Entrambi o nessuno disse. Potete dire in presenza di questo
signore qualunque cosa possiate dire a me.Il conte si strinse nelle ampie spalle. Allora devo
cominciare vincolando entrambi al segreto assoluto per due anni disse. Al termine di quel periodo, la
cosa non avr pi importanza. Ma al momento non esagero affermando che  faccenda di tal peso da
influenzare la storia europea.Prometto disse Holmes.Anch'io.Vogliate scusare la maschera
prosegu il nostro strano ospite. L'augusto personaggio di cui sono al servizio desidera che il suo
agente vi rimanga sconosciuto e vi confesso subito che il titolo che mi sono appena attribuito non 
esattamente il mio.L'avevo capito rispose seccamente Holmes.Le circostanze sono di delicatezza
estrema ed ogni precauzione dev'essere presa per soffocare quello che potrebbe diventare uno scandalo
di enormi proporzioni e compromettere seriamente una delle case regnanti d'Europa. In poche parole,
la cosa riguarda la grande Casa di Ormstein, sovrani ereditari della Boemia.Avevo capito anche
questo mormor Holmes accomodandosi nella poltrona e chiudendo gli occhi.Il nostro ospite guard
con evidente sorpresa la figura languida e apatica dell'uomo che senza dubbio gli era stato descritto
come il pi incisivamente razionale ed energico agente d'Europa. Holmes riapr lentamente gli occhi e
guard con impazienza il nostro gigantesco cliente.Se Vostra Maest volesse gentilmente
accondiscendere a raccontarci il suo caso osserv, potrei darle pi agevolmente un
consiglio.L'uomo balz dalla sedia e cominci ad andare su e gi per la stanza in preda a
un'agitazione incontrollabile. Poi, con un gesto di disperazione, si strapp dal viso la maschera
gettandola a terra. Avete ragione esclam. Sono il re. Perch tentare di nasconderlo?Perch,
infatti? mormor Holmes. Prima ancora che Vostra Maest parlasse mi ero reso conto che mi stavo
rivolgendo a Wilhelm Gottsreich Sigismond von Ormstein, granduca di Cassel-Felstein, e sovrano
ereditario di Boemia. (29-30)
In realt non  affatto difficile avere le capacit deduttive di Sherlock Holmes o il fiuto (nel
senso letterale del termine) di Hannibal the Cannibal: basta essere personaggi fantastici, inventati
dall'immaginazione di un romanziere. Eppure Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, si
era ispirato alle capacit diagnostiche di un medico esistito realmente, il dottor Joseph Bell, suo
maestro, del quale il romanziere racconta:
Ricordo che in un caso riuscitogli ebbe a chiedere a un paziente: Dunque, brav'uomo, voi avete
servito nell'Esercito? Sissignore. E non  da molto che vi siete congedato? Nossignore.
Eravate in un Reggimento di Highlanders'? Sissignore. Sottufficiale? Sissignore. Di stanza
a Barbados? Sissignore.Vedete, signori ci spieg, costui  un uomo rispettoso, ma non si  tolto
il berretto. Ci non si fa sotto le armi, ma lo avrebbe imparato se fosse stato congedato gi da tempo.
Ha poi un'aria autoritaria, ed  indubbiamente scozzese. In quanto a Barbados, la infermit 
l'elefantiasi, tipica cio delle Indie Occidentali, e non dell'Inghilterra. (31-32)
Un altro genio della diagnosi realmente esistito fu Milton Erickson (1902-1980), psichiatra e
ipnotista americano, del quale si ricordano le straordinarie capacit di osservazione: poteva
diagnosticare una gravidanza prima ancora che fosse nota alla donna stessa, o stabilire in quale fase del
ciclo mestruale si trovassero le sue segretarie ascoltando il loro modo di battere a macchina. Il seguente
episodio  raccontato da Rosen (1983):
Una donna bellissima entr nel mio studio, si sedette, si tolse un peletto dalla manica, e disse: So
benissimo di non avere un appuntamento con lei, dottor Erickson. Sono stata a Baltimora, e l ho
consultato tutti i suoi amici. Sono stata a New York, e l ho consultato tutti i suoi amici, sono stata a
Boston e a Detroit, e nessuno era lo psichiatra giusto per me. Ora sono venuta a Phoenix, per vedere se
lei  lo psichiatra giusto per me.Non ci vorr molto dissi io. Annotai nome, et, indirizzo, numero di
telefono, feci alcune altre domande e poi le dissi: Signora, io sono lo psichiatra giusto per lei.Non le
sembra di essere un po' presuntuoso, dottor Erickson?Niente affatto. Sto solo affermando una realt.
Io sono lo psichiatra giusto per lei risposi.Ha tutta l'aria di essere terribilmente presuntuoso disse
lei.Non  questione di essere presuntuoso dissi.  un dato di fatto, e se vuole che glielo provi, glielo
posso provare, facendole una semplice domanda. Per ci pensi bene, perch non penso che lei voglia
che le faccia questa domanda.Non fa niente, vada avanti e faccia questa domanda disse lei.Da
quanto tempo indossa abiti femminili? gli chiesi.Come ha fatto a saperlo? disse lui.Io ero lo
psichiatra giusto. Ebbene, come avevo fatto a saperlo?  giusto che vogliate saperlo. Da come si era
tolto il peletto dalla manica. Io che sono un uomo, non aggiro mai. Non ho nulla da aggirare. Una
donna s. Si era tolto il peletto senza far aggirare il braccio. Solo un uomo, fa cos. Le ragazze imparano
a far aggirare il braccio prima ancora che si possano notare dei segni di cambiamento nel seno.
(144-145)
Erickson e Holmes condividono la capacit di cogliere indizi nascosti a tutti gli altri, e di
strutturarli in modo da pervenire a risultati impossibili (De Shazer, 1994). In effetti, secondo Zeig
(1990), Erickson
affrontava i suoi casi come avrebbe fatto un grande investigatore. Non appena viene presentata la
soluzione di Erickson, appare chiaro che gli indizi importanti erano sempre evidenti per chi si fosse
dato la pena di prestare attenzione. (15)
Nell'arte medica il lavoro di indagine e di rilevamento sistematico dei particolari pi minuti e
degli indici pi sfumati del comportamento  assolutamente necessario. Eppure questo lavoro non 
sufficiente in quel particolare settore della medicina che  la psicoterapia. La cura dei disturbi del
comportamento, infatti, differisce dalla cura dei disturbi del corpo per un aspetto cruciale: i disturbi del
comportamento non sono guaribili con la logica, con la razionalit o con il senso comune. Un sintomo
psicopatologico  una manifestazione dell'Irrazionale, un'inquietante irruzione del Mistero nella
normalit della vita quotidiana. Per questo motivo il sintomo confonde, spaventa e solleva difese nelle
persone comuni e negli stessi psicoterapeuti. Se la materia della psicopatologia  l'irrazionalit, si
comprende come sia assurdo sperare di risolverne i casi utilizzando la logica. Questo vale anche per
la fase diagnostica, o di rilevazione dei dati: anche se l'osservazione attenta e metodica  sempre
irrinunciabile,  pericoloso e fuorviante pretendere di inquadrare i dati raccolti in griglie di lettura
razionali o logiche, poich la logica del sintomo non  la logica comune.
Si realizza perci nella psicodiagnosi dei disturbi del comportamento quello che Sciascia (1988)
sosteneva a proposito dell'indagine poliziesca:
Che un delitto si offra agli inquirenti come un quadro i cui elementi materiali e, per cos dire, stilistici
consentano, se sottilmente reperiti e analizzati, una sicura attribuzione,  corollario di tutti quei romanzi
polizieschi (...). Nella realt le cose stanno per diversamente: (...) gli elementi che un delitto offre
sono di solito assolutamente insufficienti. (...)Gli elementi che portano a risolvere i delitti che si
presentano con carattere di mistero o di gratuit sono la confidenza diciamo professionale, la delazione
anonima, il caso. E un po', soltanto un po', l'acutezza degli inquirenti. (47)
Dunque, altre armi e altre risorse dovranno essere a disposizione dello psicoterapeuta. Armi che
lo mettano in condizione di affrontare le insidie del bizzarro, dell'assurdo e a volte del mostruoso.
Per reperire queste armi bisogna abbandonare i territori familiari e consolidati della scienza
classica, tradizionale, e inoltrarsi in quelli elusivi, tortuosi e affascinanti dell'astuzia, dello
stratagemma, del paradosso.
All'analisi di queste armi  dedicato il prossimo caso.
La sorsata scomparsa
Senso comune e buon senso
sono due nozioni strettamente legate (...).
Entrambe designano il luogo geometrico
dei nostri pregiudizi.ETIENNE KLEIN, Conversazioni con la sfinge
Mi trovavo a Padova e, in compagnia di un collega studente di Psichiatria, mi dibattevo nella
duplice tentazione di immaginarmi in spiaggia e di anelare a una bibita rinfrescante: ci avveniva in un
afoso locale dell'Ospedale Geriatrico, al piano terra, in un torrido pomeriggio di agosto degli anni '90.
Stavo ripensando a una conversazione che mi aveva impegnato in un precedente momento della
giornata: il caso della signora S., e il mistero che circondava il suo disturbo.
Avevo proposto a uno psichiatra anziano di provare a risolvere l'enigma con l'ipnosi. Questa 
un'altra delle tue idee bizzarre aveva commentato lo psichiatra, che secondo il mio amico aveva
l'abitudine di definire bizzarra ogni cosa che superasse i limiti della sua comprensione, e, di
conseguenza, viveva in mezzo a una serie di bizzarrie.
Leggemmo, io e il collega, l'incartamento della signora S., una paziente che era stata seguita da
diversi medici nel corso degli ultimi sette anni, e che di l a poco sarebbe stata presa in carico da noi.
Il caso era facile a descriversi. La signora S. aveva all'improvviso smarrito la capacit di
deglutire i liquidi. Poteva alimentarsi con qualsiasi cibo di consistenza solida, ma un incontrollabile
terrore di soffocarsi le rendeva impossibile assumere anche la pi piccola quantit di liquido: acqua,
vino o brodo che fosse. In un momento particolarmente aspro della vita, le era divenuto impossibile
persino assumere alimenti strutturati su di una componente liquida minimamente percettibile: nelle note
della cartella clinica si leggeva Ha impiegato due ore per mangiare un pomodoro. Bench l'acqua
contenuta negli alimenti asciutti fosse sufficiente a soddisfare le mere necessit chimiche del suo
organismo riarso, non bastava tuttavia ad alleviare le imperiose esigenze dell'istinto della sete.
La signora S. anelava a dissetarsi a piene sorsate cos come vedeva fare al figlio, che si
attaccava al collo di una bottiglia di acqua ghiacciata e voluttuosamente la svuotava a grossi sorsi
gorgoglianti. Un inquilino del palazzo dove abitava la signora, di professione medico, era stato
chiamato pi volte a praticarle infusioni venose di acqua, flebo che avevano lo scopo di idratarla.
Cartella clinica alla mano, ci mettemmo a leggere ad alta voce una minuziosa relazione del
caso, ripercorrendo l'iter logico seguito dai colleghi che ci avevano preceduto.
Questi avevano anzitutto provveduto a esaminare la possibilit che la difficolt di deglutizione
avesse una base organica, ossia fosse determinata da una malattia fisica. Avevano perci inviato la
signora da uno specialista otorinolaringoiatra, il quale l'aveva sottoposta a un'accurata visita,
completandola con una serie di indagini strumentali dalle quali non era emerso alcunch di anormale.
Successivamente la paziente era stata vista da un gastroenterologo, nel sospetto che il disturbo
derivasse da un problema esofageo. Dopo una minuziosa visita era stata prescritta alla signora
un'indagine invasiva, l'esofagogastroscopia. Praticato anche questo accertamento, non si era venuti a
capo di nulla, poich tutti gli organi sino a quel momento esaminati si erano dimostrati perfettamente
normali.
Era stata allora la volta dello specialista neurologo, dal momento che la deglutizione poteva
essere alterata  era questa la successiva ipotesi  per un disturbo del sistema nervoso. Lo specialista
aveva visitato la paziente sottoponendola al complesso rito dell'esame neurologico, non riscontrando
alcuna anomalia; poi aveva disposto una risonanza magnetica nucleare, che aveva escluso lesioni
organiche del sistema nervoso centrale. Il neurologo aveva consigliato tuttavia una serie di ulteriori
accertamenti per escludere un interessamento del sistema nervoso periferico, accertamenti ai quali
tennero dietro esami eseguiti da un diabetologo e un endocrinologo, nell'ipotesi che la genesi del
problema avesse a che fare con la loro materia.
Tutte le ricerche erano state vane.
Si era pensato allora che la causa del disturbo potesse essere mentale, e la signora era stata
seguita per un anno da uno psicologo di orientamento psicoanalitico, che aveva scandagliato il passato
della paziente alla ricerca di un trauma emotivo che potesse rendere ragione del sintomo.
Emersa cos una serie di conflitti di cui fino a quel momento S. non aveva mai saputo di
soffrire, e aggravatesi l'ansia e la frustrazione, la terapia del profondo era stata interrotta, e S. era
approdata allo stesso ambulatorio dove stavamo per riceverla, e dove era stata in precedenza sottoposta
a una cura farmacologica che ancora stava seguendo. La scelta della terapia era basata sull'ipotesi che
il disturbo potesse rientrare nel novero dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi: questo, stando alla
letteratura medica, avrebbe dovuto trarre giovamento dalla somministrazione di farmaci antidepressivi.
Effettivamente, dopo qualche settimana, l'ansia connessa al disturbo si era attenuata; tuttavia la
paziente continuava a non poter deglutire. In altre parole, il problema persisteva ma la paziente non gli
dava pi molta importanza. Tuttavia ben presto un effetto collaterale dei farmaci aveva iniziato a
disturbare molto la signora: la secchezza perenne della bocca, che rendeva ancora pi insopportabile la
sete e riaccendeva il desiderio di bere.
Un caso veramente bizzarro comment il mio collega.
Semplice e bizzarro ribadii. In realt, non sappiamo che pesci prendere perch questa
faccenda  tanto semplice, ma al tempo stesso si sottrae alla nostra comprensione.
Forse  proprio la sua semplicit che ci mette in imbarazzo osserv il mio amico. Forse il
mistero  un po' troppo semplice continu.
Concordando su questo, invitammo la signora S. a entrare.
Si rivel una simpatica e autoironica signora di buona famiglia, curata nell'aspetto e garbata nei
modi, la cui signorile compostezza tradiva per una certa ansia e una comprensibile deflessione del
tono dell'umore. Nel confermare i dati desunti dalla lettura della sua storia clinica, scrutava
attentamente le nostre espressioni nella speranza di leggervi una qualche soluzione al problema che la
affliggeva. Prendemmo tempo e, terminata quella prima visita, la signora se ne and sconsolata.
A secco di idee, tornammo a discutere del caso.
Le misure adottate dai nostri colleghi afferm il mio amico, erano le migliori del genere, e
sono state scrupolosamente seguite, ma il loro difetto sta nel fatto che non sono adeguate al caso e alla
persona. Il medico conosce una serie di astuzie molto ingegnose, e se ne vuole servire a ogni costo,
come di un letto di Procuste, applicandole a tutti i suoi pi svariati casi.
Anche gli analisti del profondo concordai. A loro importa soltanto la propria ingegnosit. Il
principio sul quale si basano le loro indagini non conosce variazioni; nella migliore delle ipotesi, sotto
la spinta di qualche fatto insolito, ampliano, o esagerano, la loro consueta prassi, senza intaccare per i
loro principi. Che sono gli stessi dei medici del corpo. Per esempio, nel caso della signora S., che cosa
hanno fatto questi ultimi per variare il principio su cui basano il loro lavoro? Che significa tutto quel
loro trivellare e sondare, percuotere e scrutare col microscopio, il loro dividere con precisione la
signora S. in centimetri quadrati? Che cos' tutto questo, se non una esagerata applicazione dell'unico
principio di ricerca, basato sul concetto di causalit?
Con queste elucubrazioni ci salutammo e ci demmo appuntamento dopo le risicate  e perci
ancor pi agognate  vacanze estive.
Ma quanto pi riflettevo sul caso, tanto pi mi convincevo che la soluzione doveva essere a
portata di mano  perch di bere un bicchier d'acqua si trattava!  e che per trovarla dovevo seguire la
strada della semplicit.
Intanto, passeggiando per le vie del paesino sulla riviera adriatica dove passavo le vacanze, mi
trovai a osservare le insegne stradali e le diciture sopra le porte dei negozi e a chiedermi quali
attirassero maggiormente l'attenzione, e questo mi condusse ad altre riflessioni.
Consideriamo un gioco di indovinelli pensai, che si svolga con l'aiuto di una carta
geografica. Uno dei giocatori chiede a un altro di trovare una parola data, il nome di una citt, di un
fiume, stato o impero, una parola qualunque insomma, sulla variopinta e complessa superficie della
carta. Un novellino del gioco cerca, in generale, di mettere nell'imbarazzo i suoi avversari scegliendo
nomi scritti in lettere piccolissime, mentre l'esperto sceglie invece quelle parole che si estendono, in
caratteri grandi, da una parte all'altra della carta. Queste, come le insegne e i cartelli stradali a grandi
caratteri, sfuggono all'attenzione per la loro eccessiva evidenza: in questo caso la svista fisica  analoga
all'incomprensione psicologica, per cui la mente permette che passino inosservate quelle riflessioni che
sono troppo sfacciatamente e troppo palesemente evidenti.
E allora, non era possibile, anzi probabile, che la soluzione del caso S. fosse proprio sotto il
naso di tutti, e che proprio per questo nessuno riuscisse a vederla? Decisi che ci avrei ripensato, e mi
diressi verso la spiaggia.
La signora S. ritorn a farci visita dopo un mese. Ero deciso a non farmi sfuggire la soluzione,
che doveva essere sotto il naso.
In effetti, era l. Era sempre stata l, fin dall'inizio: pi precisamente, non sotto il nostro naso
arricciato dalla presunzione, bens sotto il naso della stessa signora S., a pochi centimetri da esso.
Osservandola parlare, infatti, mi resi conto di una verit che era stata troppo evidente per essere notata
da noi, sdegnosi indagatori di misteri medici e scientifici: la signora S., come me, come i colleghi che
mi avevano preceduto, come tutti gli esseri umani, deglutiva ogni giorno, senza rendersene conto, pi
litri di acqua.
La chiarezza di questa informazione mi si impose con l'evidenza dell'ovviet, ragion per cui
rimase intatto l'enigma di come non l'avessimo vista prima.
La signora S. deglutiva! Inavvertitamente, dandolo per scontato, con meccanismo riflesso, la
signora continuava a deglutire saliva mentre lamentava la sua impossibilit a deglutire. Cos come chi
dice Non respiro dimostra la falsit della sua affermazione, nell'impossibilit autoreferenziale
dell'enunciato, la signora S. sosteneva di avere perso una capacit che invece possedeva, anche se al di
sotto del tenue fascio di luce della consapevolezza.
Proposi alla paziente questa riflessione: Signora S., lei ogni giorno deglutisce abitualmente
almeno due litri di acqua: sotto forma di saliva. Ci dimostra che pu farlo senza soffocarsi. Quello che
le chiedo io, qui e ora,  di inghiottire da questo bicchiere una quantit d'acqua di rubinetto piccola
come la quantit di saliva che solitamente deglutisce senza accorgersene.
La paziente accett la sfida, poich non poteva rifiutare un'evidenza cos schiacciante.
Dubbiosa, accost le labbra al bicchiere, e inesorabilmente, inevitabilmente bevve.
Subito dopo, spontaneamente, ripet l'operazione, e constat con sorpresa che era proprio vero:
cos come poteva inghiottire l'acqua che giungeva in bocca dalle ghiandole salivari, cos poteva farlo
con quella che vi arrivava da un umile bicchiere di carta fornito dalla USSL di Padova.
Chiesi subito alla signora S. di provare a mandare di traverso un sorso di saliva: cosa che 
assicurai  non sarebbe stata pericolosa per la sua vita vista l'esigua quantit di liquido e la presenza
nella stanza di un medico. Nonostante tutti gli sforzi, la signora non fu in grado di morire soffocata, n
di mandare di traverso il sorso di saliva. Immediatamente la invitai a replicare l'esperimento con un
sorso d'acqua del bicchiere. Ottenemmo lo stesso frustrante e meraviglioso risultato.
La seduta fu la prima di una serie di poche altre, che riaffermarono sempre pi chiaramente il
cambiamento, e portarono rapidamente alla soluzione del caso della signora S.
Logiche bizzarre
Nelle situazioni in cui il conflitto  assente o semplicemente incidentale (...) si applica una logica
lineare
non contraddittoria, la cui essenza  contenuta in quello
che riteniamo buon senso. Per contro, all'interno della sfera
della strategia (...) agisce un'altra logica, del tutto diversa.
Essa viola di norma la logica lineare ordinaria,
comportando la confluenza e addirittura il capovolgimento
dei contrari, e di conseguenza tende a premiare
la condotta paradossale sconvolgendo l'azione logica.EDWARD N. LUTTWAK, Strategia.
La logica della guerra e della pace
Per narrare il caso clinico appena concluso, alcuni elementi tratti da un caso reale sono stati
inseriti in un celebre racconto fantastico, il cui testo  stato mantenuto sostanzialmente invariato nei
brani utilizzati per questo collage. Il racconto  uno dei pi studiati di tutta la letteratura poliziesca (e
non solo): La lettera rubata di Edgar Allan Poe.
Poe  stato definito il precursore del racconto poliziesco.  stato notato, per, che i suoi
investigatori si muovono su un terreno distante da quello di Sherlock Holmes: i personaggi di Poe non
procedono per eleganti e geometriche giustapposizioni di dati come fa il detective londinese, solido
razionalista positivistico, bens attraverso operazioni mentali inusuali e anticonvenzionali, giungendo
alla soluzione dell'enigma tramite vie che non disdegnano il paradosso e lo stratagemma.
Si tratta di un'antitesi parallela a quella tra Psicoanalisi (che si basa sulla trasformazione di
materiale inconscio e irrazionale in materiale conscio e razionale) e Terapia Strategica (che utilizza la
logica non lineare).
Oltre a mettere in evidenza l'importanza della logica paradossale, il racconto La lettera rubata 
costellato di elementi propri dell'approccio strategico alla soluzione dei problemi psicologici.
Fin dall'inizio del racconto compare il tema della difficolt contrapposta alla semplicit.
Forse  proprio la sua semplicit [del caso] che la mette in imbarazzo osserv il mio amico.Che
sciocchezze intende mai dire! replic il prefetto, ridendo di cuore.Forse il mistero  un po' troppo
semplice continu Dupin.Santo Cielo! Chi ha mai sentito una simile idea!Un po' troppo chiaro di
per s.Ah, ah, ah; ah, ah, ah! Oh, oh, oh!  scoppi a ridere il nostro ospite, profondamente
divertito. Oh, Dupin, lei vuole proprio farmi morire! (69)
La soluzione dei problemi appare sempre semplice, dopo che  stata trovata: tanto che Andr
Gide ha affermato che Non esistono problemi, ma solo soluzioni, intendendo che  all'interno della
mente che si creano i problemi umani. A differenza dei problemi meccanici o fisici, i problemi che
nascono dall'interazione tra i comportamenti degli individui consistono in produzioni del mondo
mentale (quello che Popper chiama mondo 3) e nella loro traduzione pratica. Detto altrimenti: siamo
noi stessi, con la nostra mente, a costruire le trappole dentro le quali poi ci dibattiamo.
L'origine storica della Terapia Strategica va ricercata nell'ipnosi. Il processo di soluzione dei
disturbi mentali tipico dell'ipnosi  l'opposto di quello tradizionale psicanalitico, che  basato su
procedimenti raziocinanti e presuppone che la causa del problema risieda nell'inconscio: gli ipnotisti
sostengono invece che ci che risiede nell'inconscio  la soluzione del problema. Mentre il lavoro
psicanalitico punta a sviluppare la razionalit e la consapevolezza critica della causa remota dei
problemi, nell'ipotesi che ci ne permetta poi la soluzione, il lavoro dell'ipnoterapeuta consiste
nell'inibire la razionalit o la censura logico-critica, per permettere alla soluzione  gi presente
nell'inconscio dell'individuo  di emergere.
Il modello di riferimento della psicanalisi  dunque quello delle scienze naturali, nell'accezione
positivistica della fisica classica: modello che nell'orientamento strategico  ritenuto inutile e
controproducente. Anche il conflitto tra questi due modi di vedere la realt della psiche umana  un
motivo presente nel racconto di Poe:
La matematica  la scienza della forma e della quantit e il ragionamento matematico  logico solo se
applicato all'osservazione della forma e della quantit. (...) Gli assiomi matematici non sono assiomi di
una verit generale. Ci che  vero nella relazione di forma e quantit  spesso grossolanamente falso
nei riguardi della morale, per esempio. (...) Presso gli algebristi, che sono dei veri pagani, le favole
pagane' sono credute e le illazioni vengono tratte (...) per una inspiegabile, erronea impostazione delle
loro menti. (78)
Secondo Poe esiste un modo di pensare la realt che  contrapposto a quello proprio dei
matematici:  il modo del poeta, il quale giunge alla verit per intuizione.
(Il prefetto) deduce che tutti i poeti sono degli sciocchi.Ma  veramente poeta? chiesi. So che i
due fratelli hanno raggiunto la fama di uomini di lettere, ma, a quanto mi risulta, egli deve aver scritto
un dotto saggio sul calcolo differenziale:  quindi un matematico, non un poeta.Sei in errore. Io lo
conosco bene: egli  l'uno e l'altro. Come poeta e matematico potrebbe ragionare bene, come
matematico soltanto potrebbe non aver ragionato affatto, e, in questo caso, si sarebbe trovato alla merc
del prefetto.Tu mi sorprendi con questa opinione che  stata sempre contraddetta dalla voce di tutto il
mondo. Vuoi forse mutare un'idea accettata ormai da secoli? La ragione matematica  considerata, e da
lungo tempo, la ragione per eccellenza. (77)
 questo il tema della specializzazione emisferica o del diverso linguaggio dei due cervelli.
Watzlawick riporta questa teoria nel Linguaggio del cambiamento (1980), dove espone la differenza tra
la comunicazione logico-argomentativa (propria del pensiero razionale, o dell'emisfero cerebrale
sinistro) e quella retorico-persuasiva (tipica delle emozioni e del pensiero artistico, o dell'emisfero
destro). Watzlawick riunifica in uno stesso filone pragmatico-linguistico la retorica classica, l'ipnosi
moderna e la cura della sofferenza mentale, ponendo cos le basi teoriche per la comprensione
dell'operato di psicoterapeuti strategici come Erickson, De Shazer, Haley, Madanes, Zeig: essi, veri e
propri sciamani dell'epoca moderna, utilizzando il linguaggio dell'emisfero destro ricalcano le orme
di Antifonte, il saggio che nella Grecia antica viveva curando la sofferenza umana con le parole.
Il lavoro del terapeuta strategico muove in direzione opposta a quella dell'ipotesi illuministica
(forse Poe allude all'Illuminismo quando, nello stesso racconto, afferma che I Francesi sono i
responsabili di questo inganno) che i problemi umani derivino da un difetto di razionalit, per cui
basterebbe aumentare quest'ultima per risolverli. Secondo Watzlawick, anzi, la soluzione del problema
coincide proprio con l'eliminazione dei tentativi di soluzione suggeriti fino a quel momento dalla
razionalit, dalla logica e dal buon senso: questi, lungi dal risolvere il problema, ne inducono la
persistenza tramutandolo in vera e propria malattia mentale. La soluzione tentata  il problema:
l'eliminazione del problema richiede quindi, prima, l'eliminazione della tentata soluzione.
Ma come accostarsi al problema, se esso  irrazionale e illogico  non pu giovarsi della nostra
logica e dalla nostra razionalit?
Si apre la strada alternativa della mossa illogica, non convenzionale e apparentemente assurda,
capace di scardinare la gabbia delle tentate soluzioni e di produrre il collasso della spirale patologica da
esse costruita. Una mossa illogica che, in quanto bizzarra e sorprendente, richiede una profonda
conoscenza degli intimi meccanismi dell'astuzia e dello stratagemma: un altro elemento puntualmente
evidenziato da Poe.
(Il prefetto) conosce una serie di astuzie molto ingegnose, e di queste vorrebbe servirsi ad ogni costo,
come di un letto di Procuste, applicandole a tutti i suoi pi svariati piani. Ma egli commette uno sbaglio
dietro l'altro, essendo alcune volte troppo profondo, altre troppo superficiale in rapporto ai casi che gli
si presentano: bisogna riconoscere che molti scolaretti ragionano meglio di lui.
Il tema dell'astuzia  costantemente presente in tutta la letteratura strategica. Non a caso essa si
rif, sin dal nome, alla logica della guerra: e la guerra , come ben sanno tutti gli studiosi dell'arte
bellica, il regno dell'astuzia e dello stratagemma.
Un altro elemento fondamentale emerge dal racconto di Poe: le astuzie del prefetto sono
inefficaci perch non tengono conto della singolarit del caso. Esse, ridotte a pure tecniche, dimostrano
la loro fallacia strategica quando vogliono a priori applicare una teoria ai fatti (Se i fatti contraddicono
la teoria, tanto peggio per i fatti ci ricorderebbe Hegel). Lo stratega sa invece che  necessario piegarsi
alle caratteristiche singole e singolari di ogni avversario, per poterne avere ragione. E questo principio
viene pragmaticamente applicato in una tecnica (poi divenuta nota come ricalco o mettersi al
passo) che  ritenuta un'irrinunciabile chiave di accesso alla soggettivit dell'individuo, e che 
mirabilmente descritta da Poe:
Quando voglio individuare il grado d'intelligenza o di stupidit, di bont o di cattiveria di uno, quando
voglio scoprire i suoi pensieri in un determinato momento, io armonizzo il pi possibile l'espressione
del mio volto con quella del mio avversario, poi attendo di vedere quali pensieri o sentimenti sorgono
nella mia mente o nel mio cuore, in accordo con la mia espressione esteriore. (76)
Lo stesso sistema di ricalco viene utilizzato furbescamente dall'ispettore Dupin quando si
reca a casa dell'indiziato.
(L'indiziato) sbadigliava, poltriva, ciondolava come al solito, e sosteneva di essere all'estremo limite
della noia. Per mettermi alla pari con lui, mi lamentai dei miei occhi indeboliti, della necessit di
portare gli occhiali. (80)
In questo caso si ha a che fare ancora una volta con un'astuzia, perch al di sotto delle lenti
colorate l'ispettore, non visto, vede tutto ci che altrimenti potrebbe sfuggirgli se fosse costretto a
limitare il proprio campo di indagine a causa delle regole non scritte del contatto oculare tra individui.
Il tema dell'astuzia viene esposto da Poe dall'alto della sua straordinaria predisposizione mentale al
pensiero non convenziale, predisposizione condivisa con la categoria dei prestigiatori (Barton Bowyers,
1991). Non a caso fu proprio Poe a svelare il mistero del giocatore di scacchi di Maalzel, un automa
che per decenni aveva strabiliato le corti di tutta Europa con la sua incredibile abilit scacchistica, ma
che non era altro che i prestigiatori chiamano un fake: un trucco (neppure tanto ingegnoso) basato su
una elementare forma di depistaggio dell'attenzione e su un'ancora pi banale variazione del tema del
doppiofondo.
La conoscenza delle procedure tipiche dei prestigiatori  evidente nella descrizione delle mosse
del criminale nell'atto di impossessarsi della preziosa lettera che d il titolo al racconto.
Il documento (...) era giunto alla persona derubata in un momento in cui essa si trovava sola nel
boudoir reale; stava leggendolo, quando fu improvvisamente interrotta dall'ingresso di quel
personaggio di alto grado al quale, appunto, desiderava tenerlo segreto. Dopo un frettoloso, ma vano
tentativo di nascondere la lettera in un cassetto, questa persona fu costretta a posarla, aperta com'era,
sopra una tavola. Tuttavia, avendola posata coll'indirizzo verso l'alto, e cio in modo tale che il
contenuto non potesse essere letto, pass inosservata. A questo punto entr il ministro D. Il suo occhio
di lince scorse immediatamente la lettera, riconobbe la calligrafia di chi aveva vergato l'indirizzo,
osserv l'imbarazzo della persona a cui la lettera era indirizzata e ne intu il segreto. Dopo aver sbrigato
con la solita rapidit alcune pratiche d'ufficio, trasse di tasca una lettera molto simile a quella di cui
stiamo parlando, finse di leggerla, quindi la depose in modo da sovrapporla all'altra. Si sofferm poi
per un buon quarto d'ora, conversando di argomenti di Stato, e quando finalmente si conged, prese
dalla tavola la lettera che non gli apparteneva. (70)
Qualche anno fa, a Treviso un gioielliere fu derubato di alcuni preziosi con una tecnica simile:
il ladro, sotto le spoglie di un intenditore di gioielli, chiese di acquistare alcuni diamanti, e dopo averli
esaminati accuratamente li ripose in un astuccio di pelle che consegn, chiuso, nelle mani del
gioielliere, pregando quest'ultimo di tenerlo nella cassaforte del negozio fino a quando lui non sarebbe
ritornato di persona a pagare. Quello che il proprietario del negozio mise in cassaforte, per, era un
astuccio in tutto simile al primo, che  come dimostra la registrazione effettuata dalla telecamera del
negozio, ora studiata nelle scuole di polizia  l'abile ladro aveva sostituito approfittando di una
momentanea distrazione del gioielliere, destramente provocata.
Il controllo dell'attenzione e il suo depistaggio sono un elemento fondante della tecnica della
Terapia Strategica, soprattutto nella sua forma Breve Evoluta (Rampin e Nardone, 2001).
Quando l'indiziato trama la propria opera di disinformazione, non manca di utilizzare il
principio secondo il quale l'ingannatore (che altri chiamerebbe stratega) deve utilizzare a proprio
vantaggio quanto gi presente nello scenario di guerra, piuttosto che inserirvi dell'altro. Cos il ladro
della lettera
deve anche aver previsto, cos immaginavo, le perquisizioni segrete delle sue stanze. Le sue frequenti
assenze da casa durante la notte, considerate dal prefetto elemento favorevole per il successo delle sue
ricerche, sono state, secondo me, soltanto un trucco astuto per consentire alla polizia di effettuare le
indagini in profondit, affrettando cos la convinzione alla quale G., infine,  giunto, la convinzione
cio che la lettera non possa trovarsi nelle sue stanze.
L'analisi di questo caso e della sua soluzione ci permette quindi, con l'aiuto fornitoci da Edgar
Allan Poe, di evidenziare numerosi elementi tipici della Terapia Strategica: l'apparente semplicit della
soluzione quando viene esaminata dalla prospettiva delle tentate e fallite soluzioni; l'utilizzazione degli
elementi gi presenti nella definizione del problema, e che vengono visti da una prospettiva non
convenzionale; il recupero di capacit esistenti nel paziente (nel suo inconscio) quale approccio
contrapposto all'imposizione di informazioni o istruzioni nuove ed estranee al paziente; l'approccio
astuto; la costruzione di una soluzione inusuale utilizzando una prospettiva astuta (il trucco).
Nel caso della sorsata scomparsa, il detective-terapeuta ha scoperto il trucco messo in
atto (inconsapevolmente) dalla paziente, che consisteva nel depistare continuamente l'attenzione dei
medici dal fatto che gi stava deglutendo. Il depistaggio si nutriva dei tentativi di risolvere il problema.
Mentre l'attenzione dei medici era concentrata nel cercare le cause, il problema sussisteva
alimentandosi delle tentate soluzioni della paziente e dei medici. Tutti guardavano altrove, mentre la
soluzione (o il trucco) erano sotto gli occhi. Anzi, sotto il naso.
Questo caso  stato risolto senza un'utilizzazione consapevole dei principi e delle tecniche che
regolano la Terapia Strategica.  possibile infatti che un terapeuta non formatosi al modello strategico
si trovi a usare senza esserne del tutto consapevole elementi che sono tipici di quell'approccio. In
queste situazioni il risultato del trattamento  comunque poco prevedibile e controllabile, ed  esposto a
diverse interferenze casuali.
Il prossimo caso mostra quanto potente sia invece l'effetto che si ottiene quando l'uso
terapeutico della logica strategica  consapevole e deliberato.
Sesso proibito
Istinto  dell'umane genti
che ci che pi si vieta, uom pi desa.TORQUATO TASSO
I pi grandi ipnotisti del mondo si erano dati convegno a Venezia.
Nessun'altra citt avrebbe potuto costituire cornice altrettanto degna per un simile consesso: i
riflessi delle onde sulle mura in pietra d'Istria, il brusio ovattato e poliglotta dei congressisti nei
corridoi, gli stucchi dorati dei soffitti, e bruniti dal tempo, l'umida aria salmastra dell'inverno: tutto
concorreva ad accrescere la suggestione della magica citt lagunare. Un'impalpabile aura di
sospensione avvolgeva tutti i partecipanti, mentre si susseguivano dimostrazioni di fenomeni ipnotici,
proiezioni di preziosi filmati d'epoca, interventi dei discepoli diretti di Milton Erickson  il massimo
genio dell'ipnosi scientifica.
Quando Giorgio Nardone tenne una relazione sul suo metodo evoluto di trattamento dei disturbi
alimentari, rimasi perplesso. Conoscevo Nardone attraverso i suoi libri, ma non avevo avuto modo di
incontrarlo di persona, n tantomeno di ascoltare le poco ortodosse affermazioni che egli, quel
pomeriggio invernale nell'isola di San Giorgio, andava impunemente snocciolando.
Percentuale di soluzione dei casi di disturbi del comportamento alimentare: 74%. Casi
peggiorati: zero. Nel caso della bulimia, percentuale di guarigione dell'84% e sblocco del sintomo in
una media di due sedute, attraverso l'uso di trabocchetti comportamentali. Classificazione dei
disturbi del comportamento alimentare assolutamente eretica, basata sulla soluzione del problema
anzich sulla sua origine...
Ce n'era di che alzarsi indignati, abbandonare l'isola di San Giorgio e convocare d'urgenza il
Consiglio dei Dieci... nel caso fosse sopravvissuto alla caduta della Serenissima Repubblica. Da tempo
combattevo una masochistica crociata contro le affermazioni pseudoscientifiche di vari psicoterapeuti.
Ero uscito insoddisfatto dalla frequentazione di sedicenti autorit nel campo, e non avevo alcuna
intenzione di sopportare che un altro guru accampasse pretese di scientificit, e men che meno di
miracoli scientifici.
Decisi quindi di sferrare il mio attacco personale. Ma risolsi che, prima, avrei dovuto vedere
con i miei occhi ci che Nardone, apparentemente, millantava: poich il giorno dopo ci sarebbe stata la
presentazione di una videoregistrazione di un caso clinico, stabilii di partire all'assalto dopo averla
vista.
Il mattino dopo, di buon'ora, affrontai le nebbie della laguna veneziana per prendere un posto
nelle prime file.
Inizi la proiezione.
Lo scenario era molto semplice, essenziale: l'interno di una stanza arredata con mobili
seicenteschi; si fronteggiavano il professor Nardone e, dall'altro lato della scrivania, una giovane e
affascinante ragazza dai modi piacevoli e seducenti.
Qual  il problema che ti porta fin qui? esord il terapeuta.
Ecco, vede... io mi abbuffo.
Aha..., e come lo fai?
 pazzesco, ma...  iniziato senza che me ne rendessi conto... mi ero messa a dieta, volevo
dimagrire ai fianchi... vede come sono grossi?  perch perdo il controllo e mi faccio delle mangiate
pazzesche... poi faccio molte diete, molto rigide, ma sta di fatto che, dopo qualche giorno, ho ancora
una tale fame che perdo il controllo. Mi alzo, apro il frigorifero, e spolvero tutto quello che c'
dentro... ma proprio tutto!
E poi?
E poi niente. Il giorno dopo devo ricominciare da capo tutta la mia dieta. Di solito cambio
dieta, ma non  sufficiente a perdere in fretta i chili che ho preso con l'abbuffata.
Ogni quanto ti abbuffi?
Adesso sono a una media di una volta alla settimana.
Quindi, se non ho capito male, tu alterni periodi di dieta rigorosa, che durano circa sei giorni, a
grandi scorpacciate?
Proprio cos.
Dopo ogni scorpacciata ti senti in colpa, e cos incominci una nuova dieta?
S, incomincio una nuova dieta dopo ogni abbuffata.
Una dieta per rimediare a ogni abbuffata, non  cos?
S,  cos.
Bene, bene. E dunque, ora ti sei stancata di questo tira e molla? Che cosa vorresti, un metodo
per abbuffarti ogni giorno oppure uno per smettere di abbuffarti?
Io... io vorrei stare bene. Cio, vorrei essere magra, in forma, ma senza fare queste...
Ho capito. Ma, vedi, io vorrei dirti una cosa. Perch, sai, il tuo problema mi ricorda una
storiella bizzarra che sentii qualche tempo fa. Un turista nell'isola di Cartagena aveva notato che la
guarnigione di stanza ai bastioni della citt faceva partire una salve di cannone ogni giorno a
mezzogiorno. Poich l'orologio del turista aveva qualche minuto di anticipo rispetto al mezzogiorno
indicato dal cannone, l'uomo aveva chiesto al capitano della guarnigione se fosse proprio certo della
puntualit del suo orologio. Ma sicuro, signore, che ne sono certo' aveva risposto, impettito,
l'ufficiale. Chiedo scusa per l'insistenza, signor capitano, ma su che cosa basa la sua certezza?' 
molto semplice: ogni mattina passo personalmente a regolare il mio orologio sull'antica pendola
esposta nella vetrina dell'orologiaio, in piazza del municipio.' Soddisfatto della risposta, il turista aveva
ripreso il suo passeggio. Di l a poco, era capitato per caso nella piazza del municipio. Spinto da
irrefrenabile curiosit, era entrato nel negozio dell'orologiaio. L'anziano artigiano, alla sua richiesta di
informazioni, si era tolto gli occhiali a mezzaluna e aveva alzato lo sguardo dai meccanismi che stava
aggiustando. Vorrei sapere come fa a regolare l'ora della vecchia pendola che  esposta in vetrina.'
Ah, quella?  molto semplice, figliolo... ho un sistema infallibile.  talmente infallibile che tutto il
paese regola l'orologio sulla vecchia pendola... e possono farlo in tutta sicurezza, perch non sbaglia
mai. Vuole sapere qual  il mio segreto? Regolo l'ora sul cannone.'
La ragazza guardava Nardone, ammutolita. Io, ammutolito, guardavo lo schermo.
Nardone prosegu: Ora, se vuoi seguirmi, ti proporr un compito. Ma non so se sarai in grado
di farlo, perch, vedi, sto per chiederti di fare qualcosa di bizzarro. Ma dovrai farlo cos come te lo
propongo, senza chiedere spiegazioni.
La ragazza non batteva ciglio.
Vedi, io non credo che tu ti metta a dieta perch prima ti sei abbuffata. Credo chi ti abbuffi
perch prima ti sei messa a dieta.
La ragazza lo guardava senza fiatare. Nardone continu: Sai, come diceva Oscar Wilde,
l'unico modo per resistere alle tentazioni  cedervi. Allora io ti chiedo di pensare che  la dieta che
prepara l'abbuffata, e non l'abbuffata che prepara la dieta. Perch se te lo concedi, potrai rinunciarvi,
ma se non te lo concedi non potrai pi farne a meno.
I presenti in sala erano immobili.
Per cui io ti chiedo, di qui alla prossima volta che ci vedremo, di concederti ogni giorno una
piccola trasgressione alimentare, nel contesto della tua dieta. Mantieni pure la dieta che vuoi, ma
concediti ogni giorno una piccola trasgressione alimentare. Mangia un po' di qualcosa che ti piace e di
cui ti privi totalmente quando sei a dieta. Perch solo cos potrai mantenere l'ordine: mettendo un po'
di disordine. Quel piccolo disordine che mantiene l'ordine. Va bene?
La ragazza batt ripetutamente le palpebre, deglut, esit, poi sussurr: Va bene.
Okay, allora ci vediamo tra due settimane.
La registrazione si interruppe. Mi guardai attorno: altri colleghi, come me, parevano incerti sul
da farsi. Nulla di quello cui avevano appena assistito collimava con gli schemi mentali ai quali eravamo
abituati. Non c'era stata alcuna induzione formale di trance, eppure la ragazza era stata visibilmente in
stato di trance leggera per qualche minuto. Non erano stati usati particolari artifici o stratagemmi  o
forse s? , n vi era stata una seria raccolta dell'anamnesi o qualcosa che potesse assomigliare a
un'analisi delle cause del problema. Mentre Nardone, rivolto all'uditorio, commentava brevemente la
seduta, meditavo su tutto questo e aspettavo con impazienza di vedere la seconda puntata: come
sarebbe andata a finire. Fui subito accontentato: nuovamente la stanza venne oscurata, e la registrazione
riprese.
Nardone: Allora, come sono andate queste due settimane?
La ragazza: Bene, cio male, cio...
Ci vuoi raccontare che cosa  successo?
 successo, be', che... intanto non mi sono mai abbuffata...
Ah! Neppure una volta?
Mai.
Mai... e come te lo spieghi?
Mah, non lo so, guardi... il fatto  che ho ripensato a quello che lei mi aveva detto, il discorso
delle tentazioni... in effetti  proprio cos: se ogni giorno mangio qualche cosa in pi, anche se lo
mangio... poi non cambia niente alla fine della settimana... il peso  uguale. Non so perch, ma... e
cos non ho pi avuto crisi.
Intendi dire crisi di fame? Di quelle che ti facevano perdere il controllo?
S, s,  proprio cos.
Che effetto ti fa avere ripreso il controllo di questa cosa?
Ora che mi ci fa pensare, bello: io ho sempre voluto avere il controllo di tutto...
Bene... l'avevamo immaginato. Ma, sai, se uno vuole tenere tutto sotto controllo, va a finire
che perde il controllo di tutta la sua vita. Invece, sai, il massimo del controllo consiste nel perdere il
controllo, volontariamente, per un po', e poi riprenderselo.
Fu a quel punto che persi il controllo, e uscii. Ero profondamente a disagio. Non potevo credere
a quello che avevo visto, perch se fosse stato vero avrei dovuto rinunciare a quello in cui per troppi
anni avevo creduto.
Andai al bar e cercai conforto nella pasticceria.
Dopo qualche settimana, ritornato con i piedi in terraferma dopo la parentesi veneziana,
ricevetti in studio un giovane uomo profondamente depresso. Il suo matrimonio stava per andare a
rotoli, dopo appena un anno. La ragione era semplice e drammatica: non era mai stato consumato.
L'uomo soffriva di impotenza erettile al momento della penetrazione, e, poich per motivi religiosi
prima delle nozze non aveva avuto rapporti sessuali con la futura sposa, non se ne era mai accorto
prima. Ora la moglie, il cui pi grande desiderio era sempre stato mettere al mondo molti figli, aveva
detto al marito che in capo a due settimane avrebbe iniziato le pratiche per ottenere l'annullamento del
matrimonio. Ella infatti viveva l'impotenza del marito come una grave offesa alla sua persona, dal
momento che era stato escluso che il disturbo avesse una base organica, e quindi doveva essere di
natura psicologica.
Ascoltai il paziente, poi lo congedai con una vaga assicurazione che avrei fatto il possibile,
dopo essermi consultato con altri colleghi. Fissai quindi un appuntamento per il giorno seguente.
Quella sera ricevetti un messaggio via e-mail dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo, al
quale avevo chiesto di conoscere la procedura per poter accedere alle videoregistrazioni del Centro. Il
messaggio diceva: Poich abbiamo ancora solo un posto libero per il corso che sta per iniziare, si
prega di comunicare al pi presto l'intenzione di iscriversi.
Calcolai che avevo solo una settimana per decidere. Iscrivermi al corso avrebbe significato
impegnarmi economicamente e con scadenze fisse per quattro anni; in pi avrei dovuto rinunciare a un
altro corso di specializzazione cui mi ero gi iscritto. Infine, non avevo ancora ricevuto la garanzia che
quello che Nardone sosteneva fosse vero: studiare quattro anni per imparare una forma di psicoterapia
senza alcuna garanzia sulla sua reale efficacia era un'ipotesi che mi lasciava perplesso. Mi addormentai
sperando che la notte avrebbe portato consiglio.
Il giorno dopo, mentre scorrevo i nomi dei pazienti che avrei visto nel pomeriggio, architettai
un piano. Avrei trattato l'uomo affetto da impotenza con il protocollo stabilito da Nardone per questo
tipo di problemi. Avrei quindi fissato un appuntamento per la settimana successiva, e qualora il
paziente avesse riferito un miglioramento della sintomatologia, mi sarei iscritto al corso di Arezzo. La
soluzione di un caso come quello in pochi giorni e dopo una sola seduta, infatti, avrebbe confermato
non solo che i metodi e le tecniche di Nardone funzionavano, ma anche  ed era la mia maggiore
riserva mentale  che essi potevano essere applicati anche da terapeuti che non fossero Nardone.
Il paziente entr affranto, come l'avevo visto il giorno prima. Imitando le procedure della
Terapia Breve, basandomi su quello che avevo letto e visto, iniziai dalla fine: Mi dica quali sono le
soluzioni che ha tentato finora per risolvere il problema.
Ho provato e riprovato in tutti i modi. Ogni giorno, dal primo giorno della nostra unione, mi
sono disposto ad avere un rapporto sessuale con mia moglie. Ho letto libri e riviste, studiato manuali di
teniche sessuologiche. Ho fatto una terapia comportamentale, con ginnastica dei muscoli pelvici. Un
esperto ci ha fatto dieci sedute di terapia di coppia. Tutto  stato inutile.
Molto bene. Ora mi ascolti: io voglio che lei faccia esattamente quello che le dir. Ma
l'avviso: le sembrer una cosa assurda. Bene, le chiedo di farla lo stesso. Tanto, a ben guardare, tutta la
sua situazione  assurda, non  vero? Inoltre, se la prossima volta che ci vedremo, ossia tra sette giorni,
il problema sar rimasto ancora l, intero, interromperemo la terapia. Cos eviteremo di aggiungere
problema a problema.  d'accordo?
Come vuole lei, dottore rispose remissivo.
Molto bene. Allora, anzitutto io voglio che lei non abbia rapporti sessuali con sua moglie.
Ripeto, non deve avere rapporti sessuali con sua moglie. Questa sera, quando torna a casa, riferisca a
sua moglie che questa  una richiesta del medico. Poi, dopo cena, si conceda con sua moglie tutta
l'intimit che desidera, ma faccia attenzione a non avere alcun rapporto sessuale. Domani sera si
comporti esattamente nella stessa maniera. Quando l'eccitazione sessuale sar arrivata al massimo,
interrompa. Ricominci la sera successiva, e quando avr un'erezione adeguata, si predisponga come se
dovesse avere un rapporto completo con sua moglie. Intendo dire che lei dovr mettersi nella posizione
che assumerebbe se dovesse avere un rapporto sessuale, ma non dovr assolutamente procedere. Dovr
fermarsi in quella posizione, e rimanere fermo immobile, cos, come nel gioco delle belle statuine.
Questa posizione, delle belle statuine, lei e sua moglie dovrete mantenerla il pi a lungo possibile,
poi dovrete interrompere. E poi dovr fare questo compito ogni sera, fino alla prossima settimana. Ora
la saluto, ci vedremo marted prossimo a quest'ora.
Congedai il paziente, senza capire se era pi perplesso lui o se lo ero io.
Quella stessa sera ricevetti un'altra e-mail da Arezzo. Chiedevano urgentemente una risposta.
Risposi fingendo di essere mia moglie: il dottor Rampin si scusava, ma era all'estero, per cui non
avrebbe potuto rispondere ancora per sette giorni; che facessero la cortesia di aspettare.
Sette giorni dopo, aspettavo con impazienza di conoscere l'effetto delle prescrizioni. Il paziente
era l'ultimo della giornata. Finita la penultima visita, mi affacciai alla sala d'attesa chiedendomi che
cosa avrei visto.
L'uomo era l.
Non appena vidi la sua espressione seppi ci di cui avevo bisogno: lo feci accomodare, e prima
di iniziare la seduta telefonai alla segretaria pregandola di spedire al Centro di Arezzo un fax che avevo
gi preparato, e che conteneva la mia richiesta di iscrizione al corso di Terapia Breve Strategica.
Appena abbassai il ricevitore, l'uomo mi chiese con un ampio sorriso: Dottore, ma come ha fatto?
Vorrei saperlo anch'io risposi. Ripassi tra qualche anno, e forse glielo potr spiegare.
L'uomo credette che stessi scherzando.
Il caos e l'ordine
Il rigore da solo  la morte per paralisi,
ma l'immaginazione da sola  la follia.GREGORY BATESON
Uno dei problemi per chi esamina il lavoro di Milton Erickson e degli altri grandi psicoterapeuti
del ventesimo secolo  che non  affatto facile stabilire che cosa renda efficace il loro modo di produrre
il cambiamento.
La difficolt  notevole soprattutto perch quegli stessi terapeuti non erano (o non sono) in
grado, molto spesso, di spiegare il come e il perch delle loro mosse.
Nel lavoro psicoterapeutico esiste, in effetti, una componente di irriducibilit, che discende dal
fatto che la psicoterapia  una condizione dinamica, basata sull'interazione tra due o pi esseri umani, e
che tale condizione  essenzialmente conflittuale: una persona vuole uscire da un problema ma per
qualche oscuro motivo non ci riesce, mentre un'altra persona vuole aiutarla ma si scontra con la
resistenza che la prima oppone. Un conflitto non  mai uguale a nessun altro: gli esseri umani
costituiscono altrettanti microcosmi individuali, irripetibili, singolari. La storia di ciascuno  unica,
unico il suo patrimonio genetico e irripetibile la combinazione tra patrimonio genetico e storia
individuale. Ne consegue che in psicoterapia non esistono criteri sempre validi: non appena ci si illude
di avere identificato una regolarit, si viene smentiti dal caso successivo.
Per queste ragioni l'interazione terapeuta-paziente  stata paragonata a una partita di scacchi:
esistono linee-guida, strategie codificate, schemi consolidati di apertura/chiusura e regole che
influenzano la condotta delle due parti, ma il numero di mosse e la loro articolazione rimangono
praticamente infiniti.
Nel settore della psicoterapia, ci che oggi esiste di pi vicino a una modellizzazione
dell'intervento efficace  il modello Evoluto della Terapia Breve Strategica. Il suo scopo dichiarato 
quello di codificare protocolli specifici per specifici disturbi mentali. L'obiettivo  conciliare i criteri
moderni di controllabilit e replicabilit con l'aleatoriet insita in ogni situazione terapeutica.
I risultati parlano da soli: nel trattamento dei disturbi fobico-ossessivi si ha attualmente la
guarigione nell'87% dei casi, in una media di sette sedute.
Questo modello di terapia prevede alcune fasi in successione. La prima fase comincia con la
prima seduta: attraverso l'uso dell'ipnosi senza trance e di forme linguistiche affini a quelle utilizzate
dalla retorica moderna, viene aumentata la responsivit del paziente alle suggestioni. Queste vengono
somministrate sotto forma di trabocchetti comportamentali o benefici imbrogli: prescrizioni
confezionate come trappole al contrario, nel senso che il paziente  costretto, per uscirne, a
sperimentare concretamente un cambiamento comportamentale rispetto al suo problema.
La seconda fase della terapia punta a consolidare quanto raggiunto con le prime manovre, e a
rintuzzare eventuali tentativi di ritornare a modelli comportamentali disfunzionali. Vengono ancora
utilizzate modalit comunicative tipiche dell'emisfero destro (ipnosi, retorica), ma si punta anche a
fare riemergere nel paziente le risorse bloccate da tempo a causa del problema psicologico, e a
incrementare l'autonomia del paziente.
Nella terza fase viene incoraggiata l'autonomia del paziente e si suggerisce come organizzare il
comportamento  oramai privo del sintomo psicopatologico  secondo nuovi schemi pi flessibili e
funzionali. Viene abbandonata completamente la comunicazione suggestiva e si dimostra al paziente
come  stato possibile superare il problema rapidamente, insegnandoli anche alcune tecniche con le
quali in futuro potr fronteggiare altri eventuali problemi.
L'intero processo ha dunque la forma di una costruzione in sequenza, adattabile secondo una
logica autocorrettiva in funzione dei cambiamenti che vengono via via sperimentati dal paziente nel
corso della terapia.
In questo modo la componente casuale e di indeterminatezza non viene eliminata  sarebbe
impossibile , tuttavia le linee guida permettono di raggiungere livelli elevati di efficienza proprio
perch le singole mosse sono differenziate in funzione delle differenti patologie.
L'artista maledetto
Alle donne non piace non sapere come funziona
un gioco di prestigio, dicono: Be',  solo
un trucco. A un uomo, invece, non piace sapere
come funziona.  questa la differenza
essenziale tra i sessi.ORSON WELLES
Una notte fui svegliato bruscamente da una telefonata transcontinentale da parte di un giovane
artista, che aveva esportato in America la sua tecnica di scultura del vetro, ottenendo promettenti
successi e ponendo le basi per una brillante carriera. Aveva sposato da pochi mesi una ricchissima
ragazza americana, e viveva con lei in una luminosa casa le cui vetrate si spalancavano a picco
sull'oceano. Il matrimonio era seguito a una frequentazione di un anno, durante la quale i due si erano
visti solo qualche giorno al mese poich vivevano sulle coste opposte degli Stati Uniti, e questo aveva
permesso al giovane di tenere nascosto alla fidanzata il suo oscuro segreto: l'uso di una notevole, anzi
sconsiderata quantit di marijuana.
Dopo pochissimi giorni di convivenza, la donna aveva intuito la verit, e poi l'aveva verificata.
Proveniente da una famiglia di rigidi principi morali, aveva posto un ultimatum al marito: o lui avrebbe
smesso di drogarsi, o lei se ne sarebbe andata, privandolo del suo amore e dei suoi soldi, e avrebbe
preteso alimenti in misura tale da ridurlo in povert e costringerlo a ritornare in Italia, dove sarebbe
stato uno tra i tanti e non pi un artista apprezzato e ricercato.
In tono disperato, l'uomo mi descrisse al telefono la situazione del momento: cercava di
trattenersi pi che poteva dal suo vizio, e di solito ci riusciva per un giorno intero. Il giorno dopo,
solitamente, cedeva, e iniziava a fumare un primo spinello, confidando che uno sarebbe stato
sufficiente. Lo spinello, con il suo subdolo effetto rilassante, faceva svanire la paura delle ritorsioni
della moglie, e ben presto lasciava il posto a un'altra canna. Questa apriva la strada a un'altra, e poi a
un'altra ancora, fino a che gli spinelli fumati alla fine della giornata erano decine.
La moglie, rincasando la sera, lo trovava regolarmente fatto di erba, per cui iniziavano i litigi,
che si protraevano fino a tarda notte.
Il mattino dopo, con i postumi della sbornia  violentissimi mal di testa, nausea, spossatezza
 e un ancor pi forte senso di colpa e di vergogna, l'uomo giurava e spergiurava che non sarebbe
successo mai pi, che quella sarebbe stata l'ultima volta, sciorinando tutto il classico repertorio delle
promesse non mantenute. Nelle ore successive era tormentato da un pesante malessere, dall'angoscia
per avere violato le promesse, da una disistima e un'ansia che crescevano di ora in ora. Si stabiliva
cos, inesorabile, il circolo vizioso: il giovane artista temeva di non riuscire a prestare fede alle proprie
promesse, e questo faceva aumentare l'ansia; la paura di non riuscire a sopportare l'ansia alimentava
ulteriormente l'ansia stessa. Combatteva per tutto il giorno con la tentazione di fumare, e arrivava
stremato a sera. Il mattino dopo ricominciava a fumare.
Era inoltre successo che dopo qualche mese di questa altalena, una sera il giovane, ritornando a
casa sulla sua grande decappottabile, impregnato di marijuana e con i riflessi molto rallentati, aveva
tamponato un altro veicolo. Fortunatamente il proprietario di questo, per motivi personali connessi a
una certa prossimit al mondo della malavita, non intendeva sporgere denuncia o richiedere l'intervento
dell'assicurazione, e i due si erano messi d'accordo per un risarcimento che, viste le condizioni di
ricattabilit del paziente, era prevedibilmente esorbitante. Tuttavia non poteva non essere accettato, dal
momento che in quello Stato la guida in stato di ebbrezza o sotto l'influsso di stupefacenti era punita
molto severamente.
Subito si era posto il problema di trovare i soldi per pagare l'infortunato. Ma, considerata la sua
situazione economica non impeccabile, e non potendo chiedere aiuto alla moglie, lo scultore aveva
deciso di vendere a prezzo ribassato alcune statue alle quali era molto affezionato. Si trattava di opere
che anche la moglie amava molto, poich risalivano agli inizi della loro storia d'amore.
In segreto, l'uomo aveva portato a termine la vendita, risarcito il danno e inventato una bugia
per giustificare alla moglie la scomparsa delle statue. Se la moglie avesse scoperto questo segreto,
sarebbe stata la fine.
Era chiaro che il giovane era molto innamorato della moglie, ma era altrettanto chiaro che
questa non intendeva rimanere unita a un uomo cos instabile e che minacciava di provocare seri
problemi alla sua esistenza e a quella degli eventuali figli, che la coppia desiderava mettere al mondo
presto.
Concludendo l'esposizione del suo dramma, l'uomo chiese di essere aiutato a liberarsi dalla
droga.
Gli venne detto: Finora lei ha sempre cercato di non fumare, non riuscendovi mai. Anzi, pi
tenta di astenersi dal fumo e pi le viene la voglia di fumare. Quello che io le chiedo , la prossima
volta che viene in Italia, di portare qui sua moglie, dicendole che ho bisogno del suo aiuto per farla
smettere. Nel frattempo, fumi pure tutto quello che vuole. E adesso mi lasci dormire in pace.
Dopo qualche settimana i due sposi si presentarono nello studio. Il resoconto era disastroso:
continuava immutabile l'altalena dell'abuso di droga e dei tentativi di resistere; continuavano le liti, le
accuse, i sensi di colpa, le minacce di separazione, i propositi di rinuncia e i relativi fallimenti. La
donna, qualche giorno prima, si era recata da un avvocato divorzista per un primo colloquio.
Iniziai a esporre nei dettagli e in maniera prolissa e pedante tutte le analogie biochimiche,
fisiologiche e psicologiche della marijuana e dell'alcool. Parlavo inglese, poich la donna non capiva
l'italiano.
I due sposi si guardavano perplessi, ascoltando in silenzio la noiosa dissertazione.
Alla fine, dopo una mezz'ora abbondante di lezione accademica sulle somiglianze tra alcool e
cannabinoidi, venne chiesto alla giovane sposa di collaborare al compito che di l a poco sarebbe stato
richiesto al marito. La donna acconsent. Si disse allora al giovane: Lei  autorizzato a fumare. Ripeto:
 autorizzato a fumare tranquillamente e liberamente. Tutto quello che dovr fare, in pi,  un compito
molto facile. Ogni sera, da oggi fino a quando mi ritelefoner, dovr caricare una sveglia per farla
suonare dopo mezz'ora, e, mentre sua moglie star seduta ad ascoltarla, lei dovr parlare a ruota libera
di tutto quello che vorr, e sua moglie avr l'obbligo di non interromperla e di ascoltarla attentamente.
Sua moglie non avr il diritto di proibirle di fumare marijuana. Avr il dovere, inoltre, di non
interromperla mai mentre lei parla. Lei avr invece il diritto di fumare e il diritto di parlare, e lo far
ogni sera per mezz'ora, con le modalit che le ho appena detto. In quella mezz'ora lei dir tutto quello
che le passer per la mente conclusi sottolineando con enfasi l'ultima frase.
La seduta fin cos. Ma mentre stavo accompagnando i due sposi alla porta, con fare casuale,
dissi, all'indirizzo del marito (il solo in grado di comprendere): In vino veritas.
Dopo di che congedai i pazienti senza ulteriori spiegazioni.
Dopo quattro mesi, ricevetti una lettera di ringraziamento, nella quale i due sposi annunciavano
che il problema era scomparso inspiegabilmente e di colpo, dopo il loro ritorno in America.
L'uomo aveva smesso di fumare. All'inizio aveva sofferto un po' per il desiderio di
ricominciare, ma aveva presto superato la dipendenza psicologica. Contemporaneamente erano
scomparsi i litigi e tutto ci che vi era collegato.
La lettera si concludeva con l'annuncio che la coppia era in attesa di un bambino.
Trappole, tranelli e trabocchetti
 necessario costruire senza indugi una finta flotta.
Dieci navi mercantili (...) verranno camuffate
in modo da essere scambiate per veloci navi da battaglia.
Si render necessario pochissimo metallo
e in pratica tutti i lavori potranno essere eseguiti
servendosi di legno e tela.WINSTON CHURCHILL
Narra san Gregorio Magno che
Nostro Signore, venuto per la redenzione del genere umano, si fece Egli stesso, in un certo senso, amo
per uccidere il diavolo. Egli prese un corpo per indurre il demonio a ucciderne la carne, divenendo cos
per lui un'esca. Poich desiderava (senza ragione) la morte del corpo di Cristo, [il demonio] perdette
noi che teneva a ragione. Fu preso all'amo dell'Incarnazione perch, avventandosi sull'esca del corpo
di Cristo fu trafitto dall'aculeo di Dio (...). Fu dunque preso all'amo perch ci che aveva divorato lo
uccise. (...) ignorava che questo Redentore, morendo, lo avrebbe trafitto. (...) l'aculeo rimase nella
gola dell'ingordo e morse colui che lo mordeva (Moralia, XXXIII 13-39)
Pare dunque che neppure Dio disdegni il ricorso all'astuzia, quando  in gioco un bene
superiore. Del resto, le Sacre Scritture sono ricche di episodi che confermano la legittimit dell'astuzia.
Daniele, dovendo dimostrare che la statua del dio Bel non si cibava affatto delle offerte che le venivano
portate dai suoi seguaci, cosparse di cenere il pavimento del tempio all'insaputa dei suoi avversari, i
sacerdoti. Questi, nottetempo, si intrufolarono nel tempio sigillato attraverso una botola segreta, e come
ogni notte consumarono allegramente le copiose offerte in cibo e bevande. Il mattino dopo, per, le
tracce lasciate sulla cenere li tradirono, e questo pose fine (definitivamente: a quell'epoca non si
usavano le mezze misure) al loro malcostume (Dn 14, 1-22).
Spostandoci pi a occidente  facile ricordare tutte le astuzie dispiegate da Ulisse: un florilegio
di travestimenti, giochi di parole, sotterfugi, trappole e via ingannando per tutta la durata del suo
viaggio di ritorno a Itaca.
In seguito la dignit dell'astuzia come metodo di risoluzione dei problemi umani pare essere
stata rifiutata, nonostante simili autorevoli predecessori. Soprattutto nella psicoterapia l'astuzia  stata
messa all'indice, forse temendo oscuramente un ritorno della pratica curativa alle sue scaturigini: lo
sciamanesimo e l'incantesimo (terreni fertili, in verit, tanto per la suggestione ipnotica quanto per il
raggiro illusionistico).
Ma la Terapia Strategica, concepita come una sorta di guerra tra terapeuta e paziente (che
vuole guarire ma al tempo stesso si rifiuta, inconsapevolmente, di farlo), non pu tradire le sue
profonde origini belliche, che l'hanno fatta paragonare al gioco degli scacchi o alle arti marziali: in
guerra l'inganno e l'astuzia sono un elemento fondamentale (con l'eccezione di qualche epoca storica),
perch permettono di vincere senza spargere (troppo) sangue.
Se in terapia si pu evitare di includere il sangue tra le sue varie componenti (sofferenza,
tempo, danaro, effetti collaterali dei farmaci), per quale motivo non lo si dovrebbe fare?
Le modalit di risoluzione del caso del giovane artista ricordano i celebri telefilm del tenente
Colombo, interpretato da Peter Falk. L'anomalia degli episodi di questa fortunata serie televisiva  che
l'investigatore deve risolvere un caso la cui soluzione  gi nota allo spettatore: le prime scene del film
mostrano infatti l'assassino all'opera. L'interesse risiede nell'osservare come il poliziotto
italoamericano risalga, per mezzo di indizi minimi e acute intuizioni psicologiche, all'individuazione
del colpevole. Spesso Colombo vi arriva tramite trabocchetti: vere e proprie trappole molto elaborate,
costruite in ogni dettaglio, che servono a portare allo scoperto l'assassino quando ancora mancano le
prove che confermino l'intuizione del detective.
In uno di questi telefilm l'assassino, allontanandosi dalla scena del delitto, rischia di investire con
l'automobile un cieco che sta passando di l per caso. Colombo si rende conto che il cieco  l'unico
testimone della presenza dell'assassino sul luogo del delitto: testimonianza, ovviamente,
assolutamente inutilizzabile! Architetta dunque un piano semplice quanto mefistofelico. Fa accomodare
l'indiziato in una stanza, annunciandogli che molti elementi convergono contro di lui, e che finalmente
 stato trovato l'elemento decisivo per incriminarlo: un testimone oculare. L'indagato, che di
professione  medico, sfida Colombo a introdurre questo presunto testimone. Ed ecco il colpo di scena:
un signore con un paio di occhiali leggermente fum entra nella stanza; si dirige verso il divano, con
fare composto si siede e, dopo che Colombo fa sentire la sua voce, punta gli occhi verso il sospetto, e
dice: S,  proprio lui.  l'uomo che per poco non mi ha investito l'altro giorno.A questo punto
l'indagato, dopo essersi ripreso dalla sorpresa, sorride gelidamente e commenta: Molto ingegnoso,
tenente. Lei per dimentica che io sono medico. Ebbene, mi pare di poter dire che questo signore non
ha visto proprio niente.Come dice? Perch non avrebbe visto niente?Vede, tenente, noi medici
siamo abituati a osservare il comportamento delle persone. Il passo cauto, i movimenti lenti, le piccole
esitazioni, lo sguardo vacuo e l'attenzione alla provenienza della sua voce, mi fanno diagnosticare che
quest'uomo non vede. Quest'uomo  cieco, tenente!Il tenente Colombo, imbarazzato, esita. Poi si
rivolge al testimone, e gli chiede di prendere la rivista che sta sul basso tavolinetto davanti a lui.
Quello esegue. Vuole leggere, per favore?Il cieco, novello Michele Strogoff, apre a caso una
pagina, e inizia, dopo qualche secondo di suspense, a leggere, lentamente ma sicuramente, le parole
della rivista.  questo il secondo colpo di scena: mentre l'accusato passa dal trionfo alla confusione,
Colombo invita un'altra persona a entrare, ed  il vero cieco, ossia il gemello del primo uomo che era
stato fatto entrare; un uomo, quest'ultimo, dotato di una vista perfetta, ma istruito da Colombo a
simulare le movenze di un cieco che dissimuli la sua cecit.
Cos, in un gioco di specchi, il vero testimone del caso  l'imputato, che riconoscendo nel
finto cieco caratteristiche che non avrebbe potuto conoscere se non fosse stato presente sulla scena del
delitto, diventa testimone contro se stesso.
Il principio su cui si basa la soluzione del caso del tenente Colombo  quello dell'utilizzazione
di ci che  presente nel quadro del problema, senza ricercare elementi esterni. Questo principio 
espresso compiutamente nella filosofia bellica cinese, che individua le ragioni della vittoria non nello
scontro diretto con l'avversario, ma nella messa a punto delle condizioni favorevoli prima dell'inizio
della battaglia. Tali condizioni devono essere ricercate tra tutte quelle messe a disposizione del
cosiddetto potenziale di situazione (Jullien), che  l'insieme di tutti gli elementi che caratterizzano
un dato momento. Il tenente Colombo non ha cercato altre prove o altri testimoni: si  accontentato di
far collassare su se stessa la difesa del sospettato, sfruttando la sua paura di essere scoperto e il fatto
che l'indagato disponeva di alcune informazioni (la cecit dell'uomo). Invece che immettersi in un
difficile percorso di spiegazioni e confutazioni, l'astuto poliziotto ha confezionato una trappola la cui
unica via d'uscita era, per la vittima del tranello, intrappolarsi ancor di pi.
Analogamente, nel caso clinico sopra esposto, anzich ricorrere a una faticosa gara al rialzo
mettendo a confronto il paziente e sua moglie (o, peggio, facendo entrare in conflitto i sensi di colpa e
il desiderio di fumare marijuana), si  preferito costruire una situazione artificiale nella quale la paura
pi grande scacciasse la pi piccola. Il timore di rivelare il segreto inconfessabile (la vendita delle
statue per risarcire il danno all'auto) come conseguenza di un allentamento dell'automonitoraggio e di
una disinibizione indotti dalla droga, si  rivelato pi forte del timore di stare male per l'astinenza dalla
droga stessa. L'elemento decisivo, ossia il segreto che doveva essere mantenuto a tutti i costi, era
presente fin dall'inizio nella situazione, entrando cos a far parte del suo potenziale. Una volta
collocato su di un piano inclinato questo potenziale di situazione, si  trattato di aspettare l'effetto,
che ne  disceso spontaneamente. Il segreto che il marito deve nascondere, e che  conosciuto fin
dall'inizio dal terapeuta,  l'arma che viene da quest'ultimo utilizzata: l'uomo vuole mantenere il
segreto, ma non potr certamente farlo se  costretto ogni sera a confrontarsi faccia a faccia con la
moglie che ha il solo compito di ascoltarne attentamente il monologo. Come il vino scioglie la lingua,
cos anche la marijuana,  stato spiegato al paziente. Il quale ha tratto da solo le conclusioni, arrivando
allo sblocco della situazione problematica senza alcuna forzatura, semplicemente utilizzando il
principio della paura grande (la rivelazione del segreto e le reazioni della moglie) che scaccia quella
piccola (il timore di stare male per l'astinenza dalla droga).
Ovviamente, per essere efficace, la logica dello stratagemma deve essere applicata in maniera
rigorosa e sulla base di una serie di calcoli e di valutazioni, secondo linee guida strategiche e tattiche.
Lo stratagemma ha lo scopo di far adottare al paziente quel comportamento che gli  impossibile,
senza che si renda conto che lo sta facendo. Dopo che la persona ha sperimentato di essere riuscita a
compiere una data azione (o a smettere di compierla), le si dischiudono prospettive nuove alle quali era
stata costretta a rinunciare a lungo. La scoperta di disporre di risorse sino a quel momento insospettate
provoca un'intensa reazione emotiva, che si accompagna, sotto la guida del terapeuta, a un
rimaneggiamento cognitivo ed esperienziale. Non si procede, dunque, dall'apprendimento teorico di un
comportamento alla sua traduzione in comportamenti concreti (cosa che risulterebbe lunga e sofferta),
ma al contrario dalla realizzazione di un comportamento alla sua collocazione in una prospettiva
mentale (cognitiva ed emotiva) nuova.
Per far s che il comportamento impossibile venga messo in atto inconsapevolmente 
necessario che le resistenze del paziente siano aggirate: si usa quindi un approccio indiretto, nel quale
anzich confutare con la ragione gli schemi rigidi del paziente, si sposta la sua attenzione dall'area
critica e la si dirige altrove, verso bersagli ininfluenti. In questa maniera il paziente viene indotto a
comportamenti della cui pericolosit non si avvede.
Nel caso qui discusso  stata usata una classica manovra della Terapia Breve Strategica, ossia il
Rituale Famigliare Serale per Coppie. Si tratta di uno strumento molto versatile, che si basa sulla
prescrizione di comportamenti gi messi in atto solitamente dalle coppie in crisi (discutere,
dialogare, secondo un imperativo oggi molto di moda e foriero di numerose sventure): questo
assicura che la prescrizione verr accettata. Viene suggerito per di discutere in modo un po' strano: a
turno uno dei due deve parlare a ruota libera, per mezz'ora o pi, mentre l'altro, seduto, ascolta
impassibile senza replicare. Poi viene invertito il ruolo. Come il Lettore pu ben immaginare, dopo
qualche giorno questo esercizio risulta assai pesante e artificioso, poich mentre apparentemente
concede alle persone grande libert di espressione, al tempo stesso priva le lamentele o le rimostranze
della loro naturale controparte, ossia i tentativi di replica e di difesa dell'altro. La ripetitivit e la natura
obbligata del compito, inoltre, portano presto al desiderio di interrompere il rituale della lamentela.
Infine, il dover parlare per mezz'ora (cosa che in un primo momento pu essere ritenuta uno strumento
di potere nei confronti dell'altro, che  obbligato a stare in ascolto senza replicare) costringe a
un'innaturale e noiosa ripetizione degli stessi luoghi comuni, il che porta il paziente a collocare le sue
rimostranze in un'ottica diversa, e a ridimensionarle.
La filosofia dello stratagemma terapeutico non si esaurisce in un intellettualistico
autocompiacimento per l'artificio, ma affonda le sue radici nella modalit di pensiero che Edward De
Bono ha chiamato pensiero laterale, ossia la capacit di vedere la realt in una prospettiva diversa da
quella stabilita dai nostri limiti cognitivi ed emotivi. Il pensiero laterale (o creativo, divergente o come
lo si voglia chiamare)  alla base dell'arte dei prestigiatori: essi hanno sempre dovuto lottare contro
l'intelligenza, la razionalit e l'attenzione del loro pubblico, e da questa lotta ha avuto origine una vera
e propria teoria ingannologica, basata sul concetto che le cose accadono sempre altrove rispetto a
dove si guarda. La radicale messa in discussione delle premesse che deriva da questa impostazione 
un'arma molto potente nelle mani di chi si propone di ottenere il cambiamento, come vedremo nel
prossimo caso.
La coppia diabolica
Scacciate i dmoni.MT 10, 8
L'afa della laguna gravava vischiosa, come l'alito di un immenso animale palustre.
Cinque mosche oziose scavavano spirali nell'aria spessa del pomeriggio. Erano gli unici
organismi pluricellulari nello studio, oltre al sottoscritto.
Ero uscito dall'Esercito qualche mese prima, dopo otto anni trascorsi a sventare, in qualit di
ufficiale medico, le simulazioni dei soldati che non gradivano montare di guardia nei fine settimana
anzich trascorrerli con le loro fidanzate.
Durante quei primi mesi senza uniforme, l'attivit dello studio che avevo preso in affitto era
stata cadenzata con ritmi da bradipo. Le proprietarie dello stabile, tre sorelle oltre i sessanta, erano state
l'unica presenza regolare, spuntando puntualmente alla fine del mese a reclamare l'affitto con mani
dalla presa sicura e penetranti occhi tinti di sospettoso rimprovero e muto disprezzo.
Mi stavo commiserando per avere smesso troppo in fretta la divisa grigioverde, quando il
telefono trill, facendo sobbalzare le mosche. Dopo essermi ripreso dallo shock, alzai il ricevitore:
S?
Una voce ruvida di donna:  lo studio dello psichiatra?
S, chi parla? cercai di simulare una certa professionalit.
Parla Matilde disse, senza indicare un cognome. Devo vederla subito. Posso passare di l?
Il tono non ammetteva repliche.
Veramente adesso sarei occupato mentii.
Va bene, adesso no. Passo tra dieci minuti.
Credo che tra dieci minuti sar libero.
Ottimo. Dalla voce mi sembra un tipo per bene. Riattacc. Era la prima telefonata della
settimana, ed era venerd pomeriggio.
Al telefono aveva una voce diversa esord. Era un donnone energico e quadrato, e la sapeva
lunga. Non sarebbe stato facile passare per un esperto. Cercai di recuperare lo svantaggio:  perch la
linea  disturbata. Credo sia controllata.
Creditori? contrattacc lei, sondando con lo sguardo i modesti mobili anni '50 riciclati.
Guardia di Finanza replicai io, millantando una fiorente attivit professionale: se lei era un
osso duro, io lo ero di pi. O forse no: Ha contrabbandato la laurea? ribatt. Prima che potessi
replicare, il donnone continu: Mi sta bene. Un dottorino a corto di danaro si impegner a salvare mia
figlia pi che certi professoroni pieni di spocchia.
Non faceva una grinza. Mi disposi ad ascoltarla, mentre anche le mosche si assestavano sul
soffitto.
Mia figlia  in pericolo; la donna mi fissava dritto negli occhi, come per accertarsi dell'entit
del mio impegno. Il quale, secondo la sua equazione, doveva essere inversamente proporzionale al mio
conto in banca.
Cinque anni fa ha sposato questo giovane. Un bel matrimonio, niente da dire, con il rinfresco e
tutto. Dopo il viaggio di nozze li rivedo, ma lei  cambiata. Me lo dicono i suoi occhi, vitrei, allucinati.
Be', anch'io ero cambiata, dopo il mio viaggio di nozze... ma se conoscesse il mio vecchio non se ne
stupirebbe.
Al pensiero che il suo vecchio in quel momento probabilmente stava pensando la stessa cosa,
un furtivo sorriso sfugg al mio controllo e mi attravers i lineamenti. La donna subito se ne accorse, e
tacque, insospettita. Poi riprese: La vedevo perplessa, preoccupata. Le chiedo: Tutto bene?' e lei mi
risponde di s, che non devo farmi i fatti suoi. Strano, penso, non  da lei. Passano i mesi, e la questione
diventa ancora pi grossa. Suo marito non ha tutte le rotelle al posto giusto, lo capisco da certi
frammenti di discorsi che un po' alla volta riesco a togliere di bocca a mia figlia. E presto arriva la
conferma: una domenica vengono a pranzo, tutto d'un tratto lui si mette a fissarmi, e mi dice di vedere
una strega. La donna scocc verso di me un'occhiata tagliente. Accanto a me puntualizz. Io e il
mio vecchio restiamo senza parole. E poi  l'inizio della fine. Ricoveri in ospedale, terapie, iniezioni.
Schizofrenia, dicono. Cinque anni passati cos. Entra, rimane in ospedale qualche settimana, poi ritorna
a casa, guarito, dicono. Per un po' di giorni va abbastanza bene, poi ricomincia a vedere il demonio
dappertutto, e mostri, dice che mia figlia  il diavolo... e vuole ucciderla.
Cal il silenzio. L'aria era immobile. Le mosche tacevano.
Per qualche secondo il donnone si trasform in una madre spaventata: Dottore, mi aiuti! Ho
paura che prima o poi troveremo mia figlia con la testa fracassata! Bisogna fare qualcosa subito.
I due sono disposti a venire nel mio studio? chiesi, sperando di poter prendere tempo.
Il donnone riprese il sopravvento sulla madre spaventata; si drizz imponente: Stasera stessa li
porto qui. Anche di peso, se  necessario. Senza darmi il tempo di reagire, si alz, brand la borsa, e si
diresse verso la porta. Strinse la mia mano in una morsa non cos forte da fratturare tutto intero il
metacarpo, la agit accuratamente, me la restitu dolorante, poi usc nell'aria tremula e gelatinosa del
pomeriggio.
Gli sposi si presentarono qualche ora dopo. L'uomo era alto e muscoloso; avevo fatto sparire il
tagliacarte dalla scrivania, ma all'occorrenza avrebbe potuto farne benissimo a meno. La donna era
minuta, pallida, il viso segnato da profonde occhiaie e da anni di quotidiani terrori; non perdeva
d'occhio il marito nemmeno per un istante.
Cos... ehm... in che cosa posso esservi utile? esordii, tentando di nascondere le mie
preoccupazioni.
La sposina cantilen sommessa una filastrocca ripetuta troppe volte: Mio marito ha le
allucinazioni. Vede il diavolo, dice che gli esce dallo stomaco. Dice che sono indemoniata... non 
vero, Daniele?
L'uomo era rimasto imperturbabile ad ascoltarla. A fatica, con la lentezza e il tremolio dovuti
agli psicofarmaci, conferm: S,  vero.
Che cosa  vero: che vede il diavolo, oppure che crede di vederlo? tentai, con la petulanza
tipica di chi segue un copione appreso all'universit.
Con rassegnata sopportazione, la moglie lo prevenne: Dottore, lui crede proprio di vederlo!
Non  vero, amore?
L'uomo assent.
Quando l'ha visto l'ultima volta? mi informai.
Esit. Guard la moglie, ricevette da lei un dimesso cenno di assenso, rigir gli occhi con lenti
scatti, indi si sbilanci: Ieri. Dopo avere visto Dracula. Istintivamente guardai la donna, che con un
triste sorriso mi rassicur: Gli piace tanto guardare i film dell'orrore, in tiv. Ieri ho preso una cassetta
di Dracula, sa, quello con Tom Cruise e Brad Pitt...
E poi, com' finita?
La cassetta? esit l'uomo.
La sua allucinazione.
La moglie accorse in aiuto: Gli ho chiesto se gli servivano le gocce, lui come al solito si 
arrabbiato, io gli ho detto Vedi che ti servono?' e lui ha cominciato a diventare violento...
Che cosa ha fatto?
Mi ha detto Sei la solita rompicoglioni', e allora ho preso le gocce, ma lui me le ha tirate
addosso.
La donna inizi sommessamente a piangere. L'uomo teneva lo sguardo basso. Dopo qualche
minuto, la sposa riprese: Alla fine sono riuscita a dargliele. Non  vero, amore?
S.
Mi pare che lei lavori, vero? chiesi rivolto all'uomo.
S.
Come fa con le gocce, a mezzogiorno? Se le porta al lavoro?
Viene a casa, e io gliele preparo al mattino rispose la donna. Poi, sottovoce, aggiunse: Sa,
dottore, devo stargli dietro in tutto.  come un bambino.
L'uomo continuava a guardare il pavimento.
 mai stato bene per un periodo lungo?
Esit. S, l'altr'anno, d'estate...
Ma Daniele, di' al dottore che quando credevi di stare bene andavi sempre via di casa...
Scappava? la interruppi.
... ogni sera, andava al bar, e tornava tardi, con strane idee in testa...
Non erano strane idee... protest lui.
Va bene, tesoro. Non erano strane idee. Non erano strane; gli occhi le si riempirono
nuovamente di lacrime.
Il dialogo tra i due prosegu per qualche minuto sullo stesso tono.
Erano usciti da meno di dieci minuti, quando il rombare di un'auto mi distolse dai pensieri.
Sentii dei passi decisi sulle scale. Andai ad aprire. Era il donnone.
Allora, dottore? non era una domanda: era un ordine esecutivo.
Si accomodi, la prego. Indicai una sedia; si sedette sull'altra.
Signora, c' una cosa che vorrei chiederle.
Mi dica se c' qualche speranza.
Forse s. Ma mi serve il suo aiuto.
Le do tutto quello che le serve.
Mi basta una risposta.
Sono qui.
Forse non le far piacere quello che sto per chiederle.
Non posso stare male pi di quanto sto gi adesso.
Signora, quello che vorrei sapere  questo: prima di sposare sua figlia, il giovane aveva gi
dato segni di stranezza?
La domanda colp la donna in pieno; sussult, si irrigid, poi si afflosci, rassegnata. Lo
sapevo che lei avrebbe capito.
Mi alzai e aprii l'armadietto.
Un tonico?
La donna annu, asciugando una lacrima con il dorso della mano. Dopo un po' di sorsi si calm.
Da che cosa l'ha capito?
Molte volte, signora, il problema non  dove sembra, ma dall'altra parte.
Come nei gialli, vero?
Come nei gialli.
Bevemmo in silenzio. Poi continuai: A volte una coppia si regge fino a che uno dei due 
palesemente bisognoso dell'aiuto dell'altro. Se questo aiuto non  pi richiesto, per esempio perch
quello che pare il pi malato guarisce, allora scoppia con evidenza la malattia dell'altro.
La donna scrutava il pavimento alla sua sinistra.
Gliel'avevamo detto tutti. Io, il mio vecchio, i suoi fratelli: non sposarlo, non  a posto. Ma pi
lo dicevamo, pi si intestardiva. Una sera, mio marito aveva bevuto un po' troppo. Nostra figlia pu
sposare solo uno come lui, perch solo cos pu credersi sana' disse. Ma io lo zittii con uno spintone.
Quelle parole non hanno mai smesso di farmi male.
Un lontano brontolio annunciava temporali in arrivo.
Speriamo che rinfreschi sospir. Poi si volt a guardarmi: E adesso?
Adesso, forse, abbiamo tutti le idee pi chiare. Lei sapr che cosa dire ai medici che hanno in
cura suo genero al centro di igiene mentale, potr cambiare il suo comportamento nei confronti di sua
figlia...
Si alz. La accompagnai alla porta.
Trovato un problema, possiamo trovare una soluzione dissi, ma se il problema  mal posto,
brancoliamo nel buio. Se siamo depistati siamo disarmati.
Come nei gialli, dottore?
Come nei gialli.
Ci salutammo sulla porta. La macchina romb, come un controcanto al temporale che si stava
avvicinando. Tornai dentro. Le mosche erano parecchio irrequiete. Sentivano il temporale, e lo sentivo
anch'io. Afferrai la paletta.
E adesso, a noi.
Illusi, illusioni e illusionisti:
lo strano mondo dell'inganno
Il racconto poliziesco  una forma di
prestidigitazione letteraria.RAYMOND CHANDLER
Raymond Chandler, il creatore di Philip Marlowe e di memorabili scenari metropolitani
divenuti archetipi del genere hard boiled, diceva che il lavoro del romanziere poliziesco  come quello
del prestigiatore, perch entrambi devono portare il cliente (spettatore o lettore) lungo una pista
sbagliata e indurli a risolvere un problema per distrarli da un altro, quello che deve essere tenuto
nascosto. La partita ingaggiata tra il romanziere e il suo lettore deve anche essere onesta: tanto il
detective quanto il lettore devono disporre della possibilit di individuare l'autore del delitto, ossia
avere accesso entrambi alle medesime informazioni. Se l'esito del racconto  scontato e prevedibile
l'autore non ha assolto la sua funzione di creare suspense; se per la soluzione  impossibile perch
sono stati omessi alcuni particolari fondamentali, il racconto  ancora pi inconsistente e inutile. Lo
scarto tra l'autore e il lettore (e tra l'autore e il detective), sul quale si fonda l'antagonismo che rende
appassionante il genere poliziesco, deriva spesso da un depistaggio, pi che da uno squilibrio tra
informazioni disponibili ai vari personaggi interessati a risolvere l'enigma.
A sua volta, nel processo di soluzione dei problemi il depistaggio deriva molte volte da come
sono stati impostati i termini del problema stesso. A volte, nella pratica clinica, ci accade per
mancanza di informazioni disponibili, ma altre volte tale depistaggio  dovuto ai presupposti o ai
pregiudizi che i terapeuti hanno, e che intrappolano le informazioni in quadri concettuali che escludono
a priori la possibilit di giungere alla soluzione del problema.
Esempi di depistaggi di questo tipo non sono affatto rari nella pratica della medicina. Accade a
volte che, una volta presa una strada verso una diagnosi, non si riesca pi a rinunciarvi, per pigrizia
mentale o per il bisogno inconscio di essere coerenti con se stessi. Oppure ci si pu accanire con un
tipo di terapia senza ottenere alcun risultato, mentre l'atteggiamento corretto consisterebbe in una
rivisitazione della diagnosi. Altre volte ci che condiziona e limita l'azione terapeutica  l'autorit,
ossia il fatto che altri colleghi, reputati pi esperti, abbiano formulato una diagnosi che poi nessuno
osa pi mettere in discussione. Altre volte ancora, ed  il caso pi frequente in psichiatria,  la teoria di
riferimento a decidere quale malattia affligga il paziente: ci accade perch i dati raccolti sono
inconsapevolmente forzati dall'osservatore per farli collimare con lo schema teorico assimilato e fatto
proprio dal terapeuta.
Nel caso della coppia diabolica le premesse erano tutte favorevoli a un processo di questo
tipo. Il paziente era arrivato preannunciato dalla telefonata della suocera, che ne dipingeva la situazione
a tinte fosche. La storia clinica, corredata di documentazioni sanitarie ufficiali, lo etichettava come
schizofrenico paranoide. La terapia farmacologica che egli stava assumendo era giustificata da tale
diagnosi, e constava di psicofarmaci molto pesanti.
La moglie, compresa nel suo ruolo, assisteva amorevolmente il giovane marito, ammalato da
anni. Rispondeva al suo posto alle domande del medico, decideva quando doveva assumere i farmaci,
quali spettacoli televisivi poteva guardare, diagnosticava i peggioramenti e consigliava i ricoveri.
Tutto il problema, apparentemente, gravitava sull'uomo e gravava sulle sue spalle.
Una prospettiva diversa avrebbe potuto mostrare un altro aspetto della realt, e cio che anche
la moglie presentava un problema psicologico: a patto, per, che fosse stata messa in atto una rinuncia
alle categorie diagnostiche tradizionali, agli schemi terapeutici farmacologici coerenti con tali teorie, e
agli automatismi presenti nell'osservatore durante l'interazione con il paziente e i suoi famigliari.
Alcune delle manovre pi sorprendenti della Terapia Strategica si fondano proprio sulla
violazione delle premesse disponibili all'inizio della partita. Spesso i pazienti arrivano
all'osservazione del terapeuta con una storia di etichette diagnostiche, o esibendo comportamenti che si
sono lentamente consolidati nel tempo, come vere e proprie stratificazioni geologiche, proprio in
risposta alle etichette diagnostiche loro applicate. Altre volte il paziente o i suoi parenti espongono i
fatti omettendo informazioni che potrebbero suggerire nuove prospettive. Una delle premesse in
assoluto pi vincolanti, e perci pi pericolose,  quella secondo la quale tutti i comportamenti che
giungono all'osservazione del medico o dello psicologo siano, per questo stesso motivo, malattie. Se
si pensano invece i comportamenti anomali come effetti di interazioni complesse che hanno luogo nel
presente, e non come il risultato di eventi remoti nel tempo o di reazioni biochimiche cerebrali, il
terapeuta  pi libero di predisporre interventi di cambiamento. La premessa da cui parte l'approccio
strategico  che nessuna premessa teorica dovrebbe essere vincolante, poich ogni teoria, in quanto
costruzione umana, contiene una parte rilevante di artificiosit e determina quindi inevitabilmente
percezioni illusorie della realt.
Quando si osserva un prestigiatore all'opera conviene sempre guardare l'altra mano, quella
verso cui lo sguardo non  istintivamente attratto, perch  l, e non nella mano che l'illusionista
esibisce alla nostra attenzione, che si cela il trucco, ossia l'inganno che rende possibile la
simulazione della magia. Allo stesso modo, in terapia spesso la soluzione del problema  resa possibile
dall'osservazione non convenzionale. Solo questa pu permettere di cogliere gli aspetti salienti del
problema, evitando di intrappolarsi in quelle premesse che apparentemente semplificano la visione del
mondo, ma in realt la limitano pericolosamente.
Ci significa spesso rinunciare alle illusorie certezze, comprese quelle pi scontate dietro le
quali ogni professionista si arrocca. Come si vedr tra breve.
La vittima designata
Sono proprio le soluzioni pi semplici quelle che (...)
finiscono con l'essere trascurate.SHERLOCK HOLMES, Il segno dei quattro
Il novanta per cento degli allievi della scuola di specializzazione in Terapia Breve Strategica di
Arezzo appartiene al gentil sesso.
Pi della met di queste  costituito da psicologhe molto giovani, laureate da poco. Queste
creature sono consapevoli del fatto che, a turno, saranno chiamate a visitare i pazienti a fianco di
Nardone; che tali visite saranno videoregistrate; che tali registrazioni saranno poi analizzate da loro
colleghi, da loro colleghe. Tale consapevolezza rende le allieve della scuola molto sensibili alla cura
del proprio aspetto. Ecco perch, agli allievi maschi, riesce difficile mantenere l'attenzione su quanto si
svolge nell'ambulatorio mentre stanno seduti nella stanza di osservazione popolata di colleghe. Ed ecco
perch essi non si lamentano mai, a differenza delle loro colleghe, di essere costretti qui dentro, oggi,
con il sole che c'.
Immerso in tali autolesionistiche considerazioni, tentavo di distrarmi dalla distrazione per
cercare di risolvere l'enigma che stava prendendo forma davanti ai miei occhi, sugli schermi che
riproducevano in tempo reale la battaglia che si stava svolgendo nell'ambulatorio tra Nardone e una
famiglia dell'Italia centrale.
Apparentemente il caso era piuttosto lineare: Amedeo, un adolescente di quindici anni,
terrorizzato dalla possibilit di essere contagiato da letali malattie trasmesse dal fratello minore (che
era, manco a dirlo, sano come un pesce). Il quadro era completato da due sorelle e dai genitori. Il
fratello untore era rimasto prudentemente fuori dallo studio.
A quell'epoca avevo gi rinunciato all'idea che i disturbi del comportamento derivassero da
precedenti conflitti psichici secondo lo stesso rapporto di necessit che lega il frutto al fiore, o l'ombra
all'opacit dei corpi. Avevo accettato che vi concorrevano (e non poco) le attuali relazioni tra il
paziente e le persone del suo ambiente, relazioni che contribuivano a mantenere  quando non ad
aggravare  il disturbo. In particolare mi aveva colpito il concetto di vittima designata, secondo il
quale la persona portatrice del disturbo visibile era in realt la manifestazione palese di un invisibile
campo di forze che preservava la salute mentale di qualche altro individuo, proprio mentre impediva
quella del paziente.
Sulla base di questa nozione dal sapore vagamente biblico, mi accingevo a esaminare le
imminenti deposizioni di tutti i parenti del ragazzo, con l'intento di scoprire chi tra loro fosse
l'elemento che si giovava dell'immolazione rituale del paziente per difendere la propria facciata di
normalit.
Nardone aveva infatti iniziato a sondare tutti gli elementi del sistema famigliare. Il primo a
parlare fu il padre. Non a caso, pensai, dal momento che il discorso fu pi o meno questo: Io non
posso pi continuare a sorvegliare il suo comportamento. Arrivo a casa dal lavoro, stanco, e mi sento
raccontare tutte le stupidaggini che questo qui fa ogni giorno. Evita di sedersi dove si  seduto suo
fratello, se lo incrocia in corridoio cammina rasente il muro, corre in bagno a lavarsi se pensa di averlo
toccato. Ho cercato di farlo smettere in tutti i modi, con le buone o con le cattive. Ma  stato tutto
inutile.
Prese quindi la parola la madre: Non  che tu fai tutto il possibile. Credo di fare anch'io la mia
parte. Ho dovuto mollare l'attivit che avevo iniziato tra mille sacrifici... avevo trovato un modo per
essere autonoma, e adesso, per questo problema... ma forse non  solo colpa di nostro figlio...
La sorella maggiore assicur: Bisogna capirlo. Io studio Psicologia, e so che  una crisi
adolescenziale. Sto tutto il giorno a osservarlo, e gli spiego con pazienza tutte le motivazioni del suo
comportamento irrazionale. Anzi, mi sono iscritta a Psicologia proprio per aiutarlo. Poveretto, soffre
tanto...
La seconda sorella si lament: Da quando ha queste manie, non si pu pi vivere. Tutto il
giorno si parla di lui, sempre di lui, soltanto di lui. Non esiste altro argomento in questa casa. Per me 
un modo per essere al centro dell'attenzione, e devo dire che ci sta riuscendo benissimo.
Fu la volta del fratello del ragazzo, che era stato appositamente fatto entrare nello studio: A me
nun me interessa. Per me lui p fa' quello che je pare. Se je piace de passa' per pazzo, so' fatti sua. Io
me faccio la mia vita.
Poi vi fu silenzio.
Nardone aveva concluso l'interrogatorio. Accampando una sete improvvisa, lasci la giovane
coterapeuta da sola nella stanza con l'intera famiglia, dicendo: Scusatemi, torno subito.
Ci raddrizzammo sulle sedie.
Nardone entr velocemente chiedendo: E allora? Che cosa dite? Che ve ne pare di questa
famiglia? Senza aspettare una risposta, si rivolse a uno di noi: Che cosa hai visto?
Credo che sia il padre quello che ha bisogno di aiuto. Non ha ancora capito come fare
combaciare il lavoro con le esigenze della famiglia. E la malattia del figlio gli offre una scusa per
essere cos irrequieto, una scusa per il lavoro che va male e una scusa per il malessere che prova
quando  a casa.
Dunque tu dici il padre... comment Nardone. Altre proposte?
Una psicologa: Per me la madre ha problemi ancora pi grossi. Aveva iniziato un'attivit, ma
questa non  partita, e adesso nasconde il fallimento dietro la malattia del ragazzo. Inoltre ha
chiaramente dei sensi di colpa, il che conferma la sua responsabilit.
A me pare che il fratello cosiddetto sano sia quello pi malato interruppe un altro. Il classico
adolescente egocentrico: l'ultimo nato, e quindi coccolato e viziato. Non sa rendersi conto delle
situazioni nemmeno quando sono molto gravi.  assolutamente mancante di empatia. Come si pu
pensare che sia normale? Deve senz'altro avere qualche problema, e non da poco.
E la sorella che studia Psicologia? intervenne un'allieva. Una che passa il suo tempo a
occuparsi della terapia del fratello, una che sceglie di diventare psicologa per risolvere i problemi di
suo fratello... non depone certo a favore della sua salute mentale.
Se  per questo, neppure l'altra sorella promette bene precis un altro allievo, mi pare che
non si sia ancora rassegnata a condividere l'affetto dei genitori con i due ultimi nati...
A me pare sostenne un altro, che il problema non stia in uno o nell'altro, ma nella relazione
tra i genitori. Sotto sotto sono in conflitto da chiss quanto tempo, e stanno assieme solo perch hanno
la scusa di doversi occupare del figlio malato di mente...
Bene, bene comment Nardone. Vedo quindi che abbiamo diverse ipotesi. Abbiamo una
vittima designata, e molti moventi diversi per compiere il delitto. Adesso si tratta di capire che cosa
fare per trovare la risposta giusta.
Appunto, che cosa farai? chiesi.
Senza rispondere, Nardone usc dalla stanza, e vi rientr subito dopo virtualmente, apparendo
sul maxi schermo dove veniva proiettata la seduta.
Bene, bene, bene. Ho un compitino per voi. So che vi chieder una cosa che vi potr sembrare
un po' strana, ma vi chiedo di collaborare. Del resto, avete gi fatto tanto per Amedeo, non vi pare?
Tutti assentirono. Vi fu silenzio. Il ragazzo, suo padre, sua madre, le due sorelle e il fratello
erano immobili, gli occhi fissi in quelli del terapeuta. Noi ci eravamo irrigiditi sulle sedie,
dimenticandoci improvvisamente di respirare. Nardone stava facendo salire la tensione nello studio.
Quando fu al massimo, lanci la prescrizione.
Quello che io vi chiedo di fare, di qui alla prossima volta che ci rivedremo,  questo: ogni
volta che vi siederete a tavola, a mezzogiorno o per la cena, tutti quanti voi, tranne Amedeo, dovrete
congiungere le mani come in preghiera, sapete... come fanno i quaccheri nei film americani. Dovrete
abbassare leggermente il capo, e a turno, rivolti verso Amedeo, ringraziarlo con queste parole: Ti
ringraziamo, Amedeo, per tutto quello che stai facendo per noi.' Poi potete mangiare. E dovrete farlo
ogni volta che mangerete... a ogni pranzo... a ogni cena... ogni giorno... da oggi fino alla prossima
volta che ci rivedremo. D'accordo?
I membri della famiglia, perplessi, si alzarono in silenzio e si congedarono dal professore, che
subito dopo ricomparve nella stanza di osservazione.
Nardone prese ad armeggiare con la videocassetta, indifferente all'atmosfera di attesa che si era
creata. Nessuno di noi pareva disposto a prendere l'iniziativa di parlare. Nardone stava per uscire dalla
stanza, diretto verso il paziente successivo, quando uno di noi sbott: Ma insomma, ci vuoi dire chi
era il colpevole?
Il colpevole? ribatt. Non c' un colpevole, come non c' una vittima. In questo caso la
soluzione  ancora pi semplice.  per questo che ho dato la prescrizione collettiva: non c' un
colpevole, perch sono tutti colpevoli.
E usc, lasciandoci nel dubbio se quel tutti non fosse riferito anche a noi: tutti colpevoli di
flagrante omissione di soluzione.
I tunnel cognitivi e la pigrizia della mente
Gli individui pi resistenti al cambiamento
sono i terapeuti.GIORGIO NARDONE
Uno dei capisaldi della Terapia Sistemica  che il disturbo presentato dal paziente ha una
precisa funzione nei confronti di qualche membro del sistema famigliare diverso dal paziente stesso. Il
paziente diventa cio la vittima designata, perch su di lui si riversano i problemi, le tensioni, le
dinamiche di altre persone che appaiono sane fintanto che il paziente continua a esibire i suoi
sintomi. Come un parafulmine, egli manifesta visibilmente la turbolenza degli elementi, mentre la
tensione che converge su di lui in modo spettacolare  invece diffusa tutto attorno, invisibile e
impalpabile. Il paziente si immola inconsapevolmente per salvaguardare la salute psichica di qualcun
altro. Quando lui guarisce dal suo sintomo, inesorabilmente qualche altro membro della famiglia inizia
a stare male.
Si pensi ad esempio a quegli adolescenti che sono letteralmente presi in ostaggio dai genitori,
i quali rimangono uniti in un matrimonio fallimentare solo perch combattono contro il bullismo, la
tossicofilia o l'ansia del figlio: la guarigione di quest'ultimo impedisce ai due genitori di distrarsi dai
propri problemi, con i quali devono quindi tornare a confrontarsi. O ancora si pensi a quei bambini la
cui fobia scolare permette alle rispettive madri di non affrontare l'ansia da separazione di cui
soffrirebbero per il quotidiano allontanamento della prole da casa: fintanto che il bambino rifiuta di
andare a scuola, la mamma  al riparo dall'angoscia provocatale dalla separazione.
Il caso appena raccontato  una variazione di questa categoria di problemi per procura.
Tuttavia non  possibile, nella situazione di questa famiglia, individuare qual  il membro che
ottiene il maggiore vantaggio dalla malattia del ragazzo cio il colpevole della sua trasformazione in
vittima. In effetti tutti i famigliari hanno qualcosa da guadagnare da questa situazione, che al tempo
stesso  causa di sofferenza. Al terapeuta appare impossibile (o inutile) discriminare, in questa fitta rete
di problemi che si autoalimentano reciprocamente, quale sia l'elemento del sistema che ha la maggiore
motivazione al mantenimento del problema stesso, ossia il movente per mantenere l'equilibrio
patologico.
In Assassinio sull'Orient Express, Agatha Christie introduce un elemento originale nella
struttura tradizionale del romanzo poliziesco: l'ispettore Poirot si trova ad affrontare un omicidio per il
quale i moventi, a un certo punto, sono fin troppi. Ed  proprio questa la conclusione del racconto: non
esiste un unico colpevole, ma sono colpevoli tutti. Ognuno degli indiziati ha i suoi buoni motivi per
compiere l'assassinio, e ognuno fa la propria parte. Analogamente, nel nostro caso clinico, la mossa
decisiva per la soluzione del problema  che la prescrizione paradossale di ringraziare il paziente viene
data a tutti: il ragazzo, avvedendosi cos di essere una specie di involontario capro espiatorio per i
problemi degli altri, smetter di stare al gioco e abbandoner i propri sintomi fobico-ossessivi nel giro
di due sedute. Ma questa prescrizione paradossale, che risolve il problema con grande eleganza ed
economia di tempi, viene adottata da Giorgio Nardone come conseguenza dell'abbandono di un
costrutto che  tra i pi originali e fertili della teoria sistemica: quello della vittima designata. La
premessa erronea  dissimulata cos bene che nessuno degli allievi  stato in grado di notarla.
Per ottenere lo scarto necessario a cambiare la prospettiva di osservazione del comportamento
del sistema famigliare, si deve modificare un elemento apparente trascurabile della definizione: la
vittima designata non protegge sempre un singolo elemento (o al massimo una coppia di elementi) del
sistema. LA vittima designata fa pensare a UN colpevole. Si tratta di un vincolo mentale subdolo,
un vero e proprio tunnel cognitivo (Piattelli Palmarini, 1996). Proprio il genere di trappole mentali
nelle quali deve evitare di cadere, per primo, il terapeuta.
Conto alla rovescia
La forza di padre Brown, questo piccolo prete
che va in giro con un ombrello ridicolo,
consiste nel conoscere gli uomini e i loro meandri
attraverso i segreti che egli apprende
durante il sacramento della confessione.
Il suo metodo  ben lontano da quello di Sherlock Holmes (...) 
si basa sulla conoscenza dell'animo umano.YVES REUTER, Il romanzo poliziescoI migliori
psicologi sono i preti.FRIEDRICH NIETZSCHE, La gaia scienza
Meno sette
Fra sette giorni mi toglier la vita.
Il giovane davanti a me era calmo, la calma di chi sa che cosa vuole. Era la prima volta che lo
vedevo  me lo aveva inviato mia suocera: Cosimo, uno studente in legge dalla carriera accademica
non brillante, al quale lei impartiva sporadiche ripetizioni di Diritto. La madre di mia moglie era stata
piuttosto vaga, quanto bastava per insinuare in me un certo allarme. Io andr in Francia per qualche
giorno, e credo che questo ragazzo debba essere seguito era stata la sua spiegazione: nulla spiegando,
perch nulla lo studente le aveva comunicato, tranne la sensazione strisciante (e perci infallibile) che
qualcosa stava per accadere.
E lui era dunque l, a parlare con elegante inerzia della propria fine.
Ho l'esame di Procedura tra venti giorni. Se entro sette giorni non riesco a risolvere il mio
problema, mi tolgo la vita. Il viraggio all'indicativo presente sottoline la fermezza del progetto.
Qual  il problema?
Non riesco mai a studiare tutto il programma. Mi fermo sempre quando mancano duecento
pagine. Quest'anno ho dato un solo esame. Dieci mesi per prepararlo: due per le prime settecento
pagine, otto per le altre duecento. Di queste, ne ho fatte appena diciotto. Mi  andata bene: non mi
hanno chiesto le altre. Ma se sono stato fortunato quella volta, non  detto che lo sar la prossima.
Come posso aiutarla?
Insegnandomi un metodo per finire l'intero programma.
E se non ci riesco?
Oggi stesso parto per la montagna. Star l fino a venerd prossimo. Non sono rintracciabile, il
posto  isolato. Tra sette giorni esatti, le telefoner. Se non ha una soluzione...
Come pensa di...
Ci sono tanti alberi la voce era ferma, solida, appena screziata di ironia.
Ne vale la pena? azzardai debolmente.
Dottore, non faccia cos; rinunciai subito a quella pista. Troppe volte, al Gruppo di
Suicidologia dell'universit, ne avevo constatato l'inefficacia.
Le dispiace se facciamo un test? Mi serve per comprendere meglio i suoi... problemi.
Facciamo questo test acconsent. Estrassi le dieci tavole, e iniziai a proporgli le figure
simmetriche, le macchie che dovevano fare luce sul buio della sua anima insofferente della prigione
che la rinchiudeva.
Quando se ne fu andato, telefonai a casa: disdissi la serata con due amici di ritorno dal viaggio
di nozze accampando scuse, e ripassai mentalmente tutte le informazioni che avevo.
Dal punto di vista medico, non c'era nulla a cui aggrapparsi. Nessun caso psichiatrico, neppure
lieve, in famiglia. I nonni erano tutti vivi e in buona salute, e cos i genitori, che gestivano il loro
rapporto e quello con i tre figli senza alcun dissidio e persino senza quella perfezione priva di
incrinature in cui a volte si annida il germe della sofferenza mentale, presente o futura, di qualche
elemento della famiglia. Era un ventunenne sano, che non aveva imperfezioni fisiche n credeva di
averne. Abile alla visita di leva, come i suoi due fratelli  uno pi vecchio, uno pi giovane; bene
inserito nel gruppo dei coetanei, nuotava e faceva gare con la federazione di arti marziali, suonava la
chitarra elettrica in un gruppo rock. Aveva da poco una ragazza; la precedente l'aveva scaricata lui. In
passato, ne aveva avute molte, senza alcuna difficolt n a trovarle n a lasciarle.
Prima di andare a casa, passai dal dottor Ceci, lo psicologo, e gli portai il test di Rorschach.
Avrai il referto dopodomani mi annunci. No, prima non  proprio possibile. Be', non muore mica
nessuno, no?
No. Non doveva certo succedere. A tutto c' rimedio, pensavo, mentre avvertivo padre Nino
che sarei passato di l domani con un caso urgente.
... meno sei
Il mattino dopo, prima delle sette, mi insinuai nella basilica in cerca del frate grafologo. Gli
porsi i fogli manoscritti dal giovane, e lasciai che i suoi occhi limpidi e severi scorressero su quelle
righe, che registravano fedelmente, cristallizzato per sempre  e lo pensai non senza un brivido  lo
stile gestuale singolare e irripetibile del mio paziente.
Che cosa vuoi sapere? mi chiese bruscamente in dialetto.
 sano di mente?
Ah! esclam impaziente. Non c' nessuno che lo sia..., ma questo, comunque, non  dei
peggiori che ho visto. La ritenni una risposta rassicurante. Dopo qualche istante, prosegu: Ha una
intelligenza equilibrata, vedi lo spazio tra le lettere e quello tra le parole... non  troppo sensibile, il che
non guasta.  abbastanza spontaneo, naturale; non ha eccessivit di istinti. Mi guard. E soprattutto 
molto determinato in quello che fa.
Dice che si vuole suicidare.
Vedi, non ha i segni del suicidio, ma ha tutti i segni di chi, se si  messo in testa una cosa, la
fa. E con questo, pensai, siamo sistemati. Uscii dalla basilica carico di tristi presagi.
Il pomeriggio, telefonai al professor Bidelli, che era stato il mio supervisore all'universit, e gli
chiesi un colloquio. Me lo fiss di l a due giorni, pregandomi di portare una relazione scritta su tutto
quello che avevo pensato.
... meno cinque
Ceci, lo psicologo, mi aspettava nel suo studio anarchicamente disseminato di oggetti spaiati:
quadri visionari dipinti da lui stesso, trofei di pesca d'altura, una collezione di tabacchiere.
Il test tracciava il quadro di una persona sostanzialmente normale, di et corrispondente a quella
anagrafica, senza particolari problemi che non fossero quelli, appunto, dell'et. Qualche aspetto
depressivo, sfumato, conflitti con la figura paterna non ancora del tutto risolti, Ma, vedi, una struttura
di personalit sufficientemente robusta. Buone capacit di adattamento e di compenso.
Il tranquillizzante responso non mi tranquillizz affatto. A quel punto bisognava ancora scoprire
le fessure che avrebbero permesso di insinuarsi nella personalit del giovane studente di Legge, che,
contro ogni logica, era assolutamente deciso a porre fine ai suoi giorni.
Non mi era servita l'analisi grafologica, n lo scandaglio psicanalitico lanciato nel profondo del
suo inconscio, dei misteri che vi si agitavano e delle difese che aveva eretto contro la loro impellenza a
emergere. Brancolavo nel buio di una trasparente normalit. Mi sarebbe stato pi facile cimentarmi con
una follia con la quale avevo acquistato una certa familiarit.
Forse il professor Bidelli mi avrebbe salvato anche questa volta, sperai, stabilendo di pazientare
fino all'indomani.
... meno quattro
La tua relazione  abbastanza dignitosa esord il professore, che mai si esimeva dal limare o
limitare con uno o due avverbi un eventuale aggettivo di apprezzamento dell'altrui operato.
Come tu sai, o come dovresti ricordare prosegu, ogni osservatore ha la sua teoria di
riferimento. Io uso la teoria della personalit di K., e alla luce di questa ho cercato di capire il tuo caso.
Ebbene,  chiaro.
Mi rilassai, assaporando la sensazione della tensione che si scioglieva.
Il paziente ha una struttura nevrotica, senza elementi patologici in atto.
Aspettai la sentenza definitiva.
In altre parole, non ha assolutamente nulla che non va. Be', che c', non sei contento?
L'androne dell'Istituto di Medicina Legale era silenzioso, ma percorso da suoni subliminali che
si levavano dai sotterranei come un sommesso vapore acustico. A farmeli percepire era la
consapevolezza che sotto quel pavimento tirato a lucido ferveva l'attivit definitiva e senza appello dei
medici necroscopi. Con la memoria potevo rivedere il baluginare delle lame, e sentire il ronzio della
sega circolare, mentre uno spruzzo, come umida segatura rossa, si sollevava al contatto della sega con
le ossa del cranio dei cadaveri.
Apparve la custode dell'Istituto, arcaica, forse gi morta, e mi fece strada con un gesto: il
dottore era adesso libero, ma bisognava affrettarsi, stava per arrivare un annegato ripescato dal Brenta.
Avevo chiesto una consulenza al servizio messo dall'Istituto a disposizione dei medici che si
trovavano impigliati nei risvolti legali della professione. Entrai nello studio, esposi rapidamente il mio
problema: un paziente (in realt visto una sola volta, volli precisare pi a me stesso che al collega)
dichiara la sua volont autosoppressiva; poi se ne va, senza lasciare recapito.
Maggiorenne? Maggiorenne.
Capace di intendere e di volere? Capace.
Dimostrativo, isterico? No, non lo credevo; piuttosto, temevo, attendibile.
In realt non  molto semplice medit il medico legale a voce alta. Il problema  che tu sei
uno psichiatra, e quindi  questo il tuo specifico rischio professionale. Sei tenuto ad accorgerti se
l'eventualit del rischio suicidario  solo teorica oppure no. Soppes le parole. Certo, ti si potrebbe
imputare e la parola sembr assumere molte valenze, una certa imprudenza nell'averlo lasciato
andare via senza una possibilit di contatti... La porta si apr, ne emerse un tecnico in camice di
gomma che ignorandomi si rivolse entusiasta al mio interlocutore: Dottore, l'abbiamo trovato,
finalmente. Nel retto.
Nel retto? Magnifico, arrivo subito. Telefoni subito anche al magistrato.
Il tecnico scomparve, la porta si richiuse. Credetti di percepire (o percepii, che  lo stesso) una
zaffata di sala autoptica. Sentii che il tecnico salutava allegramente la custode. Il medico legale mi
guard assente, internamente distratto dai suoi pi gravosi uffici.
Dicevamo? Ah, s. Mah, guarda, io direi: stai relativamente tranquillo; si alz, aggiustandosi
gli occhiali. Comunque, per qualsiasi cosa stese la mano, noi siamo qui e mi parve che dietro a
quel noi ci fosse il sollievo di chi ha alle spalle una trib, e nella trib sa di poter diluire le sue
responsabilit. Uscii nel corridoio, sorvegliato dalla custode, il cui pallore si confondeva con quello
delle pareti.
... meno tre
Mi ero deciso a cercare una diversa chiave interpretativa nella teoria sistemica-famigliare,
bench non avessi ravvisato alcun indizio sospetto tra le informazioni che avevo a disposizione. Il
professor Ridotti, dunque, mi ascoltava con apparente interesse. La teoria sistemica poneva l'accento
sulle relazioni tra individui pi che sugli individui in se stessi: poco importava che il disturbo derivasse
dall'oscuro desiderio di sostituirsi al padre nel letto materno, l'importante era come le relazioni
famigliari funzionavano nel presente, quali segrete dinamiche le percorrevano, quali erano i ruoli dei
vari elementi del sistema, che significato aveva il sintomo per ciascuno di loro.
Potrebbe trattarsi di un caso di capro espiatorio. Sai, la minaccia di suicidio  l'arma
ricattatoria pi potente, e quindi la vittima designata potrebbe essere alternativamente sia il tuo paziente
sia tutti gli altri famigliari. Hai gi pensato a che cosa fare?
Risposi che no, che veramente ero l anche per quello, che il mio vecchio supervisore, di scuola
psicodinamica, non credeva nella fattibilit, nell'efficacia dell'intervento diretto e pragmatico 
questo lo fece sorridere di soddisfazione , e che quindi mi aspettavo qualche suggerimento da lui.
Se il problema  nella famiglia, nella famiglia devi cercare la soluzione enunci,
soffermandosi a considerare la mia perplessit. Hai pensato di parlarne con i famigliari? No? Be',
dovresti farlo... intendo, non dire tutto quello che sai, ma forse, con discrezione, valutare
l'attendibilit, sentire l'altra campana... come sai, la verit non esiste, non quando si ha a che fare con
gli esseri umani, non  vero? Poi, come ripensando a qualche cosa che gli fosse sfuggito: Certo, il
discorso della relazione interrotta con la ragazza precedente potrebbe avere il suo peso... E sentire
qualche cosa di pi su questo aspetto?
Uscii dall'abitazione del professore alquanto inquieto. Non avevo ottenuto nulla, e il tempo a
mia disposizione stava per finire. Presto avrei dovuto prendere una decisione.
Soluzioni? Passai in rassegna quelle che avevo finora architettato: l'unico appiglio era,
chiaramente, la telefonata che il ragazzo mi avrebbe fatto di l a tre (mi corressi: oramai, due) giorni.
L, in quei pochi minuti, mi sarei giocato il tutto per tutto: avrei dovuto persuaderlo a rinunciare ai suoi
propositi, ma ci potevo contare soltanto disponendo di formidabili armi di persuasione. Queste
avrebbero dovuto colpirlo al cuore, nell'emotivit, dal momento che il raziocinio non gli mancava ed
era, a quanto avevo potuto sperimentare, pi funzionante di quello della media dei miei conoscenti.
Ancora mi tormentava l'eleganza dei sillogismi con i quali aveva chiuso il cerchio che lo portava
direttamente dalla constatazione del suo fallimento di studente al precipizio. Quali altri mezzi esistono
per cambiare le idee a un uomo, una volta espunti quelli del cuore, quelli della ragione? Certo,
l'inganno; ma l'inganno ha bisogno di questa (dei suoi vincoli: per forzare le conclusioni) e di quello
(dei suoi lacci: per attrarre, per depistare).
E se avessi chiesto l'intervento della forza pubblica? Potevano i carabinieri individuare la
telefonata? Sapevo che il giovane non aveva con s un cellulare  me lo aveva detto perch non mi
illudessi di rintracciarlo con qualche avveniristico sistema satellitare , ma forse un telefono
pubblico... Un mio amico maresciallo dell'Arma mi dissuase dal proposito: occorreva il magistrato, e
ci significava giorni di attesa.
... meno due
La mezzanotte mi colse sveglio, e tale rimasi fino al mattino a comporre gracili ipotesi di
intervento, che eliminavo l'una dopo l'altra con darwiniana e rassegnata progressione.
Utilizzare il paradosso? Aggredirlo con un Bene, se ti ammazzi ci sar un rompiscatole in
meno sulla faccia della Terra, come si mormorava avesse fatto a suo tempo il professor F.,
ricavandone pieno successo e gloria imperitura tra i suoi allievi? Era escluso dal principio.
Supplicarlo di accettare il mio aiuto materiale nello studio? Proporgli di ospitarmi in montagna
dove, fino a conclusione dell'intero programma, lo avrei seguito come un precettore di corte?
Chiedergli di rinunciare in partenza all'esame, dal momento che aveva rinunciato a vivere, e
di godersi cos un ultimo periodo di tempo che avrebbe stabilito lui stesso  come Erickson aveva fatto
salvando la vita di una donna che aveva apprezzato l'esistenza dopo essersi concessa di vivere l'ultimo
mese alla grande?
Provare disperatamente a insegnargli come non studiare, in modo da lasciargli la possibilit di
capire come evitare gli errori?
Via via che eliminavo le ipotesi, ne constatavo il costante, inesorabile scadimento. Avrei dovuto
parlare con lui usando un linguaggio ipnotico? E se s, su quali elementi avrei dovuto puntare per
condizionarne il comportamento? Su quelli sistemici (il suo essere vittima della famiglia), su quelli
psicanalitici, su quelli emersi dal test proiettivo?
Le ore si avvitavano sotto il torchio di una spirale lenta e possente. Cal la sera, presto sarebbe
stata mattina: il sesto giorno stava per finire.
... meno uno
Simpamina, efedrina, mentanfetamina... le nozioni di farmacologia si disputavano un posto
nella mia attenzione resa ottusa da un'altra notte di veglia quasi ininterrotta.
Il rimedio chimico: l'extrema ratio che avrei potuto proporre. Trascorsi l'ultima giornata
tracciando inutili diagrammi di interventi sempre pi ridicoli. Accumulai in maniera scaramantica
disparati numeri d'emergenza: quello del corpo forestale, del servizio eliambulanze, dei carabinieri.
Speravo di poter decifrare, durante la telefonata che alla fine sarebbe arrivata, qualche indizio che mi
avrebbe permesso di risalire alla localit dove il mio paziente si nascondeva.
Attaccato a questa flebile speranza, attesi esausto che la sera mi attirasse nel sonno.
Zero
Il guardiacaccia si muoveva con passo elastico ed esperto nel sottobosco, senza rumore. Inal
odore di legno marcio, si volse istintivamente a sinistra cogliendo con lo sguardo una coppia di
porcini. Ud il verso della ghiandaia, che segnalava l'intrusione nel suo territorio. Sent di doversi
fermare a prendere fiato: camminava da pi di due ore senza fermarsi. Il terreno sotto gli scarponi era
molle di foglie umide. Caddero gusci di nocciole: in alto uno scoiattolo stava pranzando  giovane, si
disse il guardiacaccia, poich i gusci non erano spaccati a met, ma forati come da un succhiello, da
un minuscolo trapano. Una goccia di sudore gli scorse sulla fronte, fino al sopracciglio destro.
Soltanto pi tardi avrebbe capito che non si era fermato per riposare, ma perch l'istinto antico del
cacciatore gli aveva segnalato una differenza, un particolare sconveniente, fuori posto.
Slacci i bottoni dell'uniforme, gonfi il torace e sent il freddo della montagna sulla pelle,
attraverso la maglia bagnata di sudore. Si gir verso la valle, e con lo sguardo allenato perlustr le
araldiche figurazioni delle nubi soppesandone automaticamente la probabilit di pioggia, segu il
roteare sommamente paziente di un falco, la sua picchiata verso la preda, le cime e i ghiacciai, e i
tronchi secchi e quelli vivi, gli abeti, e a venti metri, un po' discosto ai margini del campo visivo,
l'abete dalla corteccia rossa, e sotto l'abete un nugolo di mosche, sopra le mosche due piedi a
mezz'aria.
Uscii dolorosamente dal sonno avvertendo ancora l'onirico aroma di decomposizione dei
funghi, il cuore pulsante come dopo una salita. Scesi dal letto, e vedendo la sveglia odiai il tempo:
troppo lento per l'attesa dei fatti, troppo veloce per il loro fatale compimento; mi ricordai che Pascal
aveva detto che i credenti temono che Dio non esista, gli atei che Dio esista; mi colp l'assurdit di quel
ricordo. Poi sedetti ad aspettare accanto al telefono.
Ma la telefonata non arriv mai.
Quella sera, dopo ore che non vale tentare di descrivere, ricevetti, inaspettata, la telefonata di
mia suocera, che, di ritorno dalla breve vacanza a Parigi, mi chiedeva qualche cosa di marginale. Dopo
avere esitato per l'intera durata della telefonata, mi arresi e le buttai l il nome del ragazzo: A
proposito, signora, volevo dirle di Cosimo...
Ah, s, lo sai che quel giorno che  venuto nel tuo studio  passato poi a casa mia? Mi ha
saldato il conto, ha voluto farlo a tutti i costi anche se non era la fine del mese...
Un rettile invisibile mi avvinghi la gola, impedendomi di parlare. Mia suocera continuava: ...
Be', allora, chiacchierando del pi e del meno  venuto fuori che non riesce a studiare mai le ultime
duecento pagine del programma. Io penso tra me e me che il motivo del suo stress  molto semplice: se
lo bocciano, stavolta parte militare. Perch  stato fatto abile, non pu neppure scegliere il servizio
civile perch fa arti marziali, quest'anno ha dato un solo esame... ecco che il cerchio si chiude, deve
partire. Ma, penso allora, se parte  a rischio la ragazza, quella nuova... e penso che  proprio un bel
problema.
E allora che cosa...
Be', gli ho detto come fare, no?
Gi, gi. E... che cosa gli ha detto? Cos, sa... per una mia curiosit...
Ma  semplice! Gli ho detto: il programma  di ottocento pagine? Tieni, ti do anche questo
libro sullo stesso argomento, e ti ordino di studiare anche questo. Un libro sullo stesso argomento, e gli
ho detto: Per studiane solo le prime duecento pagine.' Non  carino?
E lui?
Se ne  andato tutto contento. Stasera, appena tornata a casa, mi ha telefonato dalla montagna
chiedendomi l'indirizzo dell'hotel di Parigi, perch dopo l'esame ci vuole andare. Con la ragazza, 
chiaro.
La radice del problema
Le tecniche di Erickson sembravano inusuali,
ma in realt si basavano su un senso comune
squisitamente non comune.JEFFREY K. ZEIG
Si  detto qualche pagina indietro che la soluzione di un problema spesso  molto semplice;
anzi,  proprio nella semplicit che risiede la soluzione, quando il problema si presenta con le
caratteristiche paralizzanti della complessit. Ma semplice non  sinonimo di facile. L'elemento
risolutore del caso appena esposto  stato la conoscenza delle motivazioni dell'agire umano, frutto
dell'esperienza di vita di mia suocera.
Lo stratagemma e l'astuzia, cos mirabilmente dispiegati da Erickson, e che sono stati poi
studiati e fatti propri dalla Terapia Breve Strategica (che ha inserito nel suo repertorio di tecniche i
trabocchetti comportamentali e i benefici imbrogli), nulla possono se non vi si affianca una
profonda conoscenza dell'animo umano: delle sue motivazioni, del suo retaggio animale e delle sue
vibrazioni spirituali, del suo anelito all'eternit e della sua perenne e bruciante insoddisfazione.
Il personaggio creato da Chesterton, padre Brown,  un detective che fonda la sua arte sulla
conoscenza della psicologia dell'uomo, conoscenza che gli deriva dalla cura delle anime in
confessionale, laddove i fantasmi pi oscuri emergono dallo spessore pi segreto dell'inconscio.
Anche nei racconti polizieschi di Leonardo Sciascia traspare l'antica sapienza psicologica di
chi, pur senza avere condotto studi accademici fregiati dal pretenzioso prefisso psi, gode di una
immediata percezione di come le cose dell'uomo siano molto pi semplici di quanto qualsiasi
scienziato abbia mai saputo spiegare.
Che l'apparente complessit della mente umana sia in realt riducibile a una sorprendente
semplicit,  una conferma della sua natura eminentemente paradossale.
La sterminatrice di psichiatri
Il cammino dei paradossi  il cammino del vero.OSCAR WILDE
Annabelle, la multimiliardaria Annabelle, l'erudita Annabelle (cui gli studenti universitari
postulavano gratuite ripetizioni) si insinu nell'ambulatorio suggendone la luce, come una creatura
notturna unisce il suo manifestarsi alla diffusione del buio.
Vidi l'inutile, lugubre mantello che la fasciava; vidi le ulcere sulle nocche; vidi lo smalto
trasparente dei suoi denti. La madre, che sedeva al suo fianco, espose con rassegnata esperienza il
calvario irto di misteri dolorosi; con voce screziata, medianica, enumer: Annabelle era stata dal
cattedratico Mensana, e da altri dodici luminari, nessuno riuscendo a guarirla; Annabelle era stata
aspersa con acquasanta dal vescovo nero; Annabelle era la settima di un gruppo di amiche, sei delle
quali morte suicide.
Pesava (se l'uso del verbo  ancora giustificato) ventinove chili; ventisette e forse ventisei ne
aveva pesati in passato. Assumeva (certamente il verbo non  appropriato) dodici compresse di un
classico ritrovato della farmacopea psichiatrica, ragione per cui era stata mandata a me dall'attuale
curante  psicologo, e dunque non uso a disassuefazioni biochimiche.
Da sotto l'imponente cappa di capelli, colei della quale si parlava attendeva con antica sapienza.
Venivo pesato da un'esperta sterminatrice di terapeuti: qualsiasi mia mossa sarebbe stata
prevista in anticipo, qualsiasi mia affermazione avrebbe suscitato una reazione immediata.
Compresi subito due cose, la prima banale, la seconda non credibile: non potevo risolvere il
problema  era questa la chiave per risolverlo.
Volli aggrapparmi a questa esile traccia, e chiesi alla madre di condurmi pi a fondo nel
labirinto.
Mi vuole raccontare, signora, con precisione la storia delle terapie sin qui provate?
Il racconto si infitt di dettagli cesellati con arte musiva. La malattia durava da quindici anni. Da
sempre la ragazza era stata bizzarra, cupa nelle determinazioni, sensitiva. Intuiva con sicurezza
sonnambulica gli stati d'animo di chiunque, e ne temeva la vicinanza fisica quasi potesse risultarne
vulnerata. Aveva conosciuto un solo uomo, e l'aveva sposato. Ne erano nati un bambino e una
vertigine di dissidi, intercettati dalla madre della paziente, che incessantemente vegliava. Negava di
essere malata, collezionava le diverse etichette applicatele dai medici con la vanit assurda del folle,
con la precisione fredda dell'entomologo: personalit borderline, schizofrenia, anoressia,
bulimia, depressione, attacchi di panico. Sempre aveva mangiato e poi vomitato; da un certo
punto, aveva mangiato per poi vomitare. Affamata di fame, anelava vedere affiorare le ossa come,
aveva proclamato, negli ebrei di Mauthausen. Vinceva ogni lotta con gli psichiatri: del primo aveva
smontato le stantie discettazioni rabbiniche; del secondo aveva ponderato l'intera bibliografia, per poi
confutarla con pi accreditate argomentazioni; di un altro aveva vanificato il lavoro aggredendolo
fisicamente e accusandolo di illeciti, non meno gravi che reali; a ogni ricovero ospedaliero aveva
appreso nuovi stratagemmi dalle compagne di stanza e di sventura. Negli ultimi tempi vegliava dal
crepuscolo della sera a quello dell'alba; crollava a terra durante il giorno, per strada, evitata da passanti
frettolosi che vedevano nel suo diafano aspetto di crisalide le sembianze della tossicomane. I cicli
mestruali erano quasi scomparsi, le ossa proiettavano ai radiogrammi vuoti simulacri di trabecole
rarefatte di calcio, le unghie laccate di rosso sangue si sfarinavano al minimo insulto. Le cure tentate
dai camici bianchi: farmaci la cui inefficacia veniva inesorabilmente confermata, terapie gruppali di
pazienti tra i quali circolava l'idea che la liberazione sarebbe venuta solo per mano della morte (ci che
la vita continuava a confermare), procedure che avrebbero attratto la curiosit dei tribunali calvinisti
(Mi costringevano a mangiare il mio vomito).
Pensai che nulla potevo di fronte all'enormit di quella sofferenza. Risolsi che in questa
inettitudine era la chiave per poterne uscire. Con cautela, inspirando l'aria elettrica della stanza,
azzardai: Per quanto mi riguarda, potr cercare di fare qualcosa limitando i miei tentativi al solo
problema dell'abuso di tranquillanti.
E per il peso? scand la madre.
Anch'io sono magro. Le donne africane sono magre. La madre di mia madre pesa meno di
trenta chili e ha novantacinque anni. Nessuno l'ha guarita? Stia in pace. Neanch'io la guarir.
E congedai le due donne con un debole programma giornaliero di divezzamento farmacologico.
Dopo due settimane, Annabelle sedeva nuovamente nello studio. Rullavano tamburi di guerra:
odiava il fatto che mi fossi dichiarato impotente, non potendo aggredirmi nel mio essere privo di forza.
Sentii convergere su di noi le parole paoline, che identificavano la debolezza con la forza, e che
l'Occidente aveva cos spesso dimenticato preferendovi il culto prussiano dello scontro frontale,
dell'impatto diretto tra gli eserciti contrapposti.
Mi provoc svolgendo il ventaglio tripartito della tentazione: la vanit (Che razza di psichiatra
, allora, se non sa curarmi?), la concupiscenza degli occhi (I miei psichiatri precedenti si sono fatti
la villa, tenendomi in cura), quella della carne (Ho detto a mio marito che lei  giovane, ma che lei
non ha nulla da temere, perch lui  pi anoressico di me). A ogni sua avanzata opposi una ritirata,
tirando se spingeva, se tirava spingendo. Dichiarai che non sarei stato capace di guarire la sua
dipendenza dal farmaco (sottolineai dipendenza), e che probabilmente non ci sarebbe riuscita
neppure lei.
Interruppe in due settimane la terapia farmacologica: non so, non seppi mai quanto questa lotta
contro le leggi della chimica avesse scavato nella sua personale e gi smisurata voragine di sofferenza.
Ne emerse con aria di sfida, galvanizzata per la vittoria e per gli ultimi sussulti bioelettrici che, per
l'astinenza dai tranquillanti, la percorrevano.
Ancora incredula sulla mia inammissibile ammissione di incapacit, mi chiese se avrebbe mai
potuto avere un altro figlio. La letteratura medica, risposi, non lo permetteva. Il buon senso, la
fisiologia lo negavano. Neppure io, lasciai intuire, credevo alle misteriose e arcaiche risorse della
femminilit quando questa veniva adulterata dai suoi eccessi: la sensibilit, la forza, l'adattabilit, la
perseveranza. Ricominci a enumerare i suoi vomiti, le sue diete, le sue corse per dimagrire. Cambiai
discorso, simulando noia e ambiguo rimprovero, congedandola con un: Tanto sforzo  degno di una
miglior causa.
Seguirono alcuni mesi di lotta impari: lotta tra la forza smisurata di lei e la potenza della mia
inettitudine, tra l'astuzia manipolatoria di chi per anni aveva gestito i camici bianchi e la subdola
rinuncia all'astuzia di chi avrebbe dovuto  almeno per orgoglio  provare a competere.
Annabelle mi odiava: mi odiava perch sentiva che avrebbe potuto smetterla con il culto
mortale che l'aveva posseduta, con le sue lugubri liturgie, con i suoi cupi rituali notturni. Odiava in me
l'amore che sentiva per se stessa, per la vita che l'attirava ora in modo diverso.
Un giorno compilammo assieme un elenco di obiettivi che sarebbe valsa la pena raggiungere.
Tra essi non figurava la guarigione (non si d guarigione se non preesiste un morbo). L'elenco
comprendeva la cultura, la laurea, l'indipendenza da alcune figure parentali, un nuovo figlio,
l'interruzione della terapia, di tutte le terapie.
Dopo qualche tempo smise improvvisamente di fumare. Io capii che cosa questo significava, e
Annabelle cap che avevo capito. Non dissi nulla; aspettai.
Annabelle scomparve. Quando, molto tempo dopo, una sera mi telefon, esord con un mesto:
Sono in ospedale. Voleva essere il suo ennesimo scherzo crudele, l'ultimo attacco a sorpresa. Ma
non glielo permisi, poich sapevo che erano trascorsi nove mesi da quando aveva smesso di fumare, e
subito chiesi che nome gli aveva dato.
Ignoro quando, come, perch Annabelle decise (perch  certo che lo decise: niente e nessuno
avrebbe potuto mai imporle qualche cosa) di rinunciare alla voragine che la inghiottiva. Non so  forse
non lo sa la scienza  come abbia potuto portare a termine la gravidanza; a quali risorse abbia attinto
per ordire la silenziosa e infallibile tessitura della vita, a quali calcoli abbia fatto ricorso per calibrare le
esigenze titaniche del suo terrore di cambiare il corpo e le esigenze del piccolo despota che quel corpo
ospitava. Avevo rinunciato a lottare, aveva rinunciato a rinunciare al cibo.
 solo rinunciando, mi sorpresi a pensare, che la vita prende forma.
Paradossi
Io so d'un labirinto greco
che  una linea unica, retta.
In questa linea si sono perduti tanti filosofi.JORGE LUIS BORGES, La morte e la bussola
Iniziai a pensare ai casi clinici come a casi polizieschi o enigmi da risolvere proprio quando un
caro amico psicologo mi invi la ragazza descritta nel racconto precedente per disassuefarla dal
farmaco che stava assumendo in dosi eccessive, e che stava vanificando qualsiasi approccio
psicoterapeutico per i pesanti effetti collaterali che induceva.
Una volta ottenuto questo risultato, la giovane donna chiese di continuare la terapia con me,
cosa che accettai dopo essermi consultato con lo psicologo.
La mia esperienza di cura dei disturbi del comportamento alimentare, all'epoca, non era molto
vasta. Ritenevo perci di essere completamente inadeguato al compito di condurre la paziente verso la
soluzione di un problema che aveva visto la sconfitta di numerosi esperti ben pi illustri di me, e fui
molto esplicito nel dichiarare alla ragazza che non mi sarei mai occupato del suo problema alimentare,
ma mi sarei attenuto solamente all'obiettivo concordato, ossia la gestione di eventuali nuovi abusi
farmacologici. Ci che vidi mi sorprese non poco: la mia ammissione di incapacit fece virare
l'espressione della paziente dalla malcelata e sospettosa aggressivit alla sorpresa e all'interesse.
Poich prima di affermare la mia impotenza mi ero torturato nella ricerca di qualche sistema per
aiutare la persona che mi stava davanti, ero sensibilizzato alla possibilit di captare un qualsiasi minimo
appiglio al quale aggrapparmi. Intravidi quindi oscuramente la possibilit di servirmi di questa
imprevista reazione della paziente.
Il seguito della terapia fu impostato sulla continua e reiterata dichiarazione di incapacit e
inefficienza da parte mia, cui si accompagn un rovesciamento delle posizioni fino ad allora (e per
quindici anni) stabilite: se il rapporto di forza si era invertito, se in quel momento tutta la capacit di
resistenza della giovane donna era inutile, se il terapeuta per la prima volta era l'elemento sconfitto del
sistema, necessariamente il paziente doveva divenire l'elemento vincente. Il problema del controllo
della forza nella relazione terapeutica era stato clamorosamente ribaltato: il terapeuta dichiarava che
non aveva alcun controllo; ne discendeva che il controllo era tutto nelle mani della paziente.
La sua capacit di controllo, peraltro, venne ridefinita come degna di una miglior causa.
L'effetto di questa frase fu decisivo. Essa colp nel pieno l'autostima della paziente, una persona che
aveva dimostrato effettivamente doti straordinarie in quanto a volont, determinazione, forza di
carattere, intelligenza, autocontrollo, aggressivit e motivazione. Fin dal principio la ragazza era stata
sfidata: Credo che lei sia un caso disperato, e che non si possa fare niente neppure per la
disassuefazione dall'ansiolitico. In seguito non si fece altro che mantenere il tema della sfida. In
questo modo tutta la responsabilit del cambiamento venne posta sulle spalle della paziente. Se avesse
fallito, non sarebbe pi stata colpa del terapeuta, che aveva dichiarato di non volersene occupare, ma
della paziente stessa.
L'esposizione del caso si ispira idealmente al Borges di Finzioni. Il cieco visionario argentino,
autore anche di racconti polizieschi, era un cultore di paradossi. La soluzione di questo caso 
emblematica dell'uso del paradosso nell'approccio strategico ai problemi umani.
In questo caso  stata utilizzata l'antica logica cinese del non fare nulla e che nulla non sia
fatto. Come  stato possibile arrivare a questo tipo di soluzione? Per spiegarlo, conviene riportare un
brano tratto dal Giardino dei sentieri che si biforcano di Borges.
Di tutti i problemi nessuno l'inquiet n lo travagli pi dell'abissale problema del tempo. Ebbene,
questo  l'unico problema di cui non sia mai questione nelle pagine del Giardino. La stessa parola che
significa tempo non vi ricorre mai, in nessun caso. Come spiega lei questa volontaria
omissione?Proposi varie soluzioni, tutte insufficienti. Le discutemmo. Alla fine, Stephen Albert mi
disse:In un indovinello sulla scacchiera, qual  l'unica parola proibita?Riflettei un momento e
risposi:La parola scacchiera.Precisamente disse Albert. Il giardino dei sentieri che si biforcano 
un enorme indovinello, o parabola, il cui tema  il tempo. (89)
L'esame delle tentate soluzioni esposte nella lunghissima e drammatica storia di questa ragazza
evidenzia una costante: l'inefficacia di qualsiasi metodo, per quanto fondato sulla buona volont o
sull'accanimento dei terapeuti.
In questo quadro sconfortante, frustrante e spaventoso (sei suicidi in un gruppo di sette amiche)
risulta assente un unico elemento; un solo metodo terapeutico non  stato tentato: appunto, il non
tentare nulla. Nella lotta senza quartiere tra paziente e terapeuta, l'unica arma non ancora usata  la
non-lotta.
Questo elemento apparentemente assurdo ha in realt una base teorica e filosofica cospicua.
Sull'astensione dall'intervento si basa la filosofia cinese applicabile alla strategia bellica, alla
diplomazia e alla gestione dei rapporti interpersonali quotidiani. All'intervento direttivo tipicamente
occidentale, basato sull'applicazione di un piano intellettuale al corso reale degli eventi, la filosofia
cinese oppone la predisposizione accorta del potenziale di situazione, dal quale poi la soluzione
scaturisce spontaneamente e in maniera naturale. Lo stratega cinese dunque non fa, non interviene
forzando la realt ai suoi progetti, ma predispone gli eventi inclinando il piano del reale, confidando
nel potenziale di cambiamento insito in qualsiasi situazione. Il cambiamento si deve comunque
verificare:  nella natura delle cose. Spetta allo stratega cogliere il momento giusto per imprimere
l'inclinazione al piano, dopo avere predisposto tutto perch il processo, una volta avviato, vada nella
direzione da lui desiderata.
In questa prospettiva indiretta, non direttiva, omissiva, va visto il concetto di astensione
dall'intervento. Si tratta per di un'astensione paradossale, perch  proprio da essa che deriver
l'effetto voluto dallo stratega.
Il paradosso nell'approccio strategico  imposto dall'esistenza dei limiti della nostra mente.
Sono questi che determinano la percezione del paradosso, dal momento che i paradossi non esistono in
natura. I limiti della nostra mente condizionano anche la logica dei nostri processi decisionali. Il
paradosso infrange la logica apparentemente dominante, sconvolgendola con un'altra logica,
anticonvenzionale, inusuale: ma che, in un futuro pi o meno lontano,  destinata a divenire a sua volta
la logica corrente.
L'ultima possibilit
Pu accadere che in situazioni difficili
si applichino soluzioni che non solo
non provocano il cambiamento desiderato
ma anzi formano il problema che (...) vorrebbero risolvere.P. WATZLAWICK, J.H.WEAKLAND,
R. FISCH, Change
Per tre anni ogni luned pomeriggio avevo visto il signor P., nell'ambulatorio del Servizio di
Psicogeriatria.
Arrivavo un'ora prima dell'orario di inizio delle visite, e lo trovavo ad attendermi. Aveva il
volto deturpato da una profonda cicatrice, esito di un cruento incidente di giovent, riportato durante il
servizio militare. Sposato da quasi cinquant'anni, odiava  ricambiato  la moglie, con la quale si era
adattato a vivere un'esistenza di tenaci conflitti. Passava le sue giornate di pensionato vagando per le
strade, i centri commerciali, e infine i supermercati della citt, in un climax discendente verso
l'anonimato, riempiendo di vuoto le sue ore.
La diagnosi di Depressione Cronica era insufficiente a descrivere la pena dell'incessante
tormento che lo affliggeva di giorno, e, pi acutamente, di notte. La mancanza di senso incombeva,
unica realt sensata, nella sua condizione di prigioniero tra mura spesse dove non arrivava alcuna voce,
alcuna luce, alcun calore.
Per il primo anno, per l'intero primo anno avevo sfoderato l'armamentario dei farmaci
antidepressivi; somministrato dosaggi doppi; prescritto cocktail di pi farmaci, via via potenziati con
litio, con ormoni tirodei e poi con preparati dai nomi anacronistici come caseinato di iodio. A nulla
erano valse le mie cure.
Il secondo anno era trascorso a cercare le cause del suo profondo malessere, e poi a insegnargli
sistemi mentali per porvi rimedio. Doveva fare esercizio ogni giorno: individuare i pensieri negativi,
scoprire se per caso non fossero indebite generalizzazioni, ammettere che le generalizzazioni sono
sempre irrealistiche (non sfugga il paradosso insito in questa affermazione), correggere le ipotesi di
partenza, e cos via in un programma cognitivo sempre pi fitto e sempre pi inutile.
Il terzo anno avevo annunciato che avremmo dovuto a tutti i costi uscirne, poich il mio
contratto sarebbe scaduto entro dodici mesi.
Il signor P. inizi a meditare sempre pi insistentemente sulla propria morte. Non come aveva
fatto sin allora, per rassegnazione, per allusioni, ma in maniera chiara, dettagliata, concreta. Recatosi da
un notaio, aveva modificato il testamento escludendone la moglie. Aveva effettuato sopralluoghi nei
posti pi elevati della citt. Aveva letto libri.
Si era premurato di nascondere da qualche parte una robusta scorta di psicofarmaci che, presi
assieme, non avrebbero lasciato scampo.
I mesi passavano. Iniziai a chiedergli di venire due volte alla settimana. Ogni volta, mi assaliva
con la sua rabbia: rabbia nei suoi confronti, nei miei confronti, nei confronti di sua moglie, di tutti gli
uomini, del mondo, di Dio. Non parlavamo pi di come stava male, di come si sarebbe potuto fare a
risollevarlo dalla sua sofferenza. Entrava, mi investiva con una raffica di rivendicazioni, di rimorsi e di
rimpianti. Per trenta minuti esclamava, schiumava, bestemmiava. Per trenta minuti misuravo la mia
incapacit, tentavo approcci sempre diversi, proponevo ricoveri, ottenevo insulti indiretti e per questo
pi sentiti.
Venne il giorno in cui avrei lasciato l'ambulatorio per l'ultima volta. Sfilavano nella mia
memoria i volti dei pazienti che erano stati liberati dai problemi, di quelli che vi avevano posto un
qualche rimedio provvisorio, di quelli per cui non ero stato capace di fare nulla: del signor P. potevo
dire che era l'unico al quale non fossi servito neppure in minima parte. Il suo problema non si era
smosso, non si era modificato di nessun grado sulla scala vertiginosa che misura la sofferenza umana.
Restava l, imponente, massiccio, inamovibile come la sua smorfia di dolore. Il signor P. mi guardava,
rimanendo in piedi come sempre. Era l'ultimo nostro incontro.
Non ho niente da dirle fu la sua frase d'esordio. Poi, cos com'era entrato, senza un saluto,
senza una stretta di mano, si mise il cappello e usc.
Dopo tre anni, ritornai per alcune ricerche all'Istituto dal quale dipendeva l'Ambulatorio di
Psicogeriatria. Trovai la collega alla quale avevo lasciato le consegne, e che aveva preso in carico i
miei pazienti. Le chiesi subito del signor P.: non se ne ricordava. Rintracciai nell'archivio la scheda del
paziente: dopo l'ultima mia notazione, corrispondente alla data dell'ultima visita, vi era registrata una
sola altra visita, fatta dalla collega. Gli appunti, vergati in una grafia chiara e rotonda che contrastava
con il caos illeggibile delle mie note, dicevano solamente: Piuttosto aggressivo. Dichiara che non
vuole essere seguito dal nostro Servizio.
Dopo di che pi nulla.
Non ero sollevato. Uscito dall'Istituto, mi recai all'anagrafe. Risultava che il signor P. era
ancora vivo. Abitava ancora all'indirizzo che conoscevo. Ci andai. Mentre stavo pensando a che cosa
avrei fatto, vidi da lontano una coppia di distinti signori anziani, che si tenevano a braccetto. Erano
affiatati, parlavano tra loro sorridendo, complici, e lui era il signor P.
Li seguii con lo sguardo. Entrarono in una pasticceria, ne uscirono dopo qualche minuto con un
pacchetto. Ancora parlavano, scuotevano la testa in sincrona disapprovazione al passaggio di un
adolescente in skateboard.
Entrai nella pasticceria. Presi un caff, attaccai discorso con la commessa. Era paffuta e felice,
loquace. Inventai una frottola, e le chiesi se conosceva i signori P. S, mi disse, abitavano l da molti
anni, ma aveva sempre visto la moglie, il marito non si vedeva mai in giro. Questo fino a un certo
punto (Tre anni fa? S, proprio; adesso che mi ci fa pensare,  proprio da tre anni che le cose sono
cambiate). Per anni la signora P. si era confidata con la commessa, raccontandole le pene di un
matrimonio senza amore: poi, un po' alla volta, i due si erano riavvicinati, e adesso uscivano assieme.
La signora P. non si lamentava pi, era come se tutto fosse cambiato, per loro due. Non era strana la
vita?
Mentre mi allontanavo, non riuscivo a decidere se rallegrarmi per la guarigione del mio
paziente o se rattristarmi per il fatto che era coincisa con la mia eliminazione dalla scena.
Qualcuno, prima o poi, mi avrebbe spiegato che cosa era successo, dove avevo sbagliato.
Poi, una volta salito in treno, capii. Il caso del signor P. era finalmente chiaro, in quel momento,
dopo tanti anni. Il colpevole, alla fine, era stato individuato, la verit svelata, l'ordine  turbato dalla
malattia  ricomposto.
Il colpevole era l'elemento pi insidioso, pi subdolo, pi sotterraneo: e questo mi rassicur
parzialmente, perch ebbi la certezza che non lo avrei mai potuto scoprire con le mie forze.
Sentii convergere su di me le irrisolte tematiche dei paradossi dell'autoreferenzialit; una
leggera vertigine mi colse.
Mi alzai, entrai nel bagno del vagone ferroviario, e trovai il colpevole.
Lo guardai.
Meriti l'ergastolo gli dissi, e lui mi guard dallo specchio.
Se ti tirano spingi, se ti spingono tira
L'utilit del vasellame dipende da ci che non c'.LAO TZE
Raul Montanari  l'autore di un romanzo (di cui non diremo il titolo per non rovinare la
sorpresa3) nel quale il colpevole non  il personaggio sospettato; non  neppure il meno sospetto dei
diversi personaggi; non  un animale (come in un celebre racconto di Poe), n una folla di individui;
non si tratta di un falso delitto, n di un suicidio; l'assassino non  nemmeno il detective come accade
in altri gialli inusuali: sorprendentemente, il colpevole  il lettore stesso.
Un'analoga bizzarria caratterizza quest'ultimo caso clinico: in esso il colpevole  il terapeuta.
Le tentate soluzioni di un problema spesso mantengono il problema stesso, diventandone cos la
causa concreta. Nel caso del signor P. la tentata soluzione disfunzionale, che manteneva il disturbo, era
la terapia: la figura del terapeuta, la sua dedizione al caso irrisolvibile, la sua evidente frustrazione,
costituivano altrettanti fattori di induzione di persistenza del problema presentato dal paziente. Si tratta
di un fenomeno ben noto nella prospettiva strategica, secondo la quale l'aiuto offerto dagli altri
elementi del sistema del paziente costituisce in realt un non-aiuto. Altre teorie parlano di vantaggi
che derivano al paziente dalla sofferenza.
Abbiamo scelto di concludere la nostra breve rassegna di gialli mentali con il racconto di
questo caso, che ci pare emblematico per il paradosso che lo sottende. Un paradosso in grado di
ricordare, in primo luogo agli psicoterapeuti, come la realt dell'uomo travalichi sempre tutte le
teorizzazioni e le generalizzazioni, e come qualsiasi caso costituisca sempre una sfida nuova, alla quale
 lecito accostarsi solamente con la consapevolezza che la rinuncia alla pretesa di guarire  il primo
passo verso la guarigione.
...
.
...
Epilogo: la scoperta di un segreto.
.
Tutti gli spettacoli
e tutto ci che si chiama curiosit
a che cosa mirano, se non alla soddisfazione
di conoscere le cose?
SANT'AGOSTINO.
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Cercare di svelare un segreto  un'impresa avvincente e appassionante, perch i segreti
costituiscono sempre una sfida alla curiosit. La massima curiosit si ha quando il segreto riguarda ci
che di pi misterioso esiste nell'universo: la mente umana.
La capacit di risolvere rapidamente i casi psicopatologici  sempre stata considerata un dono
prodigioso, contiguo agli arcani misteri dell'incantesimo. I pi grandi terapeuti, paragonati a maghi o
sciamani, sono stati visti come detentori di un potere ermetico, iniziatico, segreto.
I casi narrati in questa breve raccolta possono dare l'erronea impressione che l'elemento
risolutore del mistero sia frutto del caso, o derivi da intuizioni estemporanee e da convergenze
favorevoli di fattori, o sia addirittura del tutto involontario. Si tratta di un'illusione percettiva, che non
rende giustizia ai fatti: oggi la Terapia Strategica dispone di conoscenze sistematizzate e basate su
accreditate teorie, che la rendono uno strumento non solo efficiente, ma anche (ed  questo l'aspetto pi
innovativo) trasmissibile. Essa non  pi il misterioso patrimonio di individui dotati di abilit
straordinarie, ma un corpus di conoscenze che  a disposizione di qualsiasi professionista del
cambiamento.
Uno dei criteri per stabilire l'affidabilit di una teoria scientifica  la sua capacit di generare
applicazioni pratiche di chiara efficacia. Questo  quanto accade nel caso della Terapia Breve
Strategica, un modello di intervento che si  dimostrato utile anche nel trattamento di problemi diversi
dalla cura della sofferenza mentale, quali quelli del mondo lavorativo ed educativo. Una tale versatilit
applicativa  stata possibile proprio grazie allo svelamento dei segreti del problem-solving strategico:
uno svelamento che non cessa di stupire e che promette nuove sorprese.
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FINE.
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Bibliografia.
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Note.
1. Si veda la bibliografia alla fine del libro.	
2. In quest'ultimo caso, le istruzioni riguardano la procedura di utilizzazione dei dati, e sono chiamate
chiave del crittogramma.	
3. Il Lettore interessato trover comunque il titolo di quest'opera nella Bibliografia.
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FINE.